Il “Principe Santo”

Non butto mai i miei appunti di studio e così ho ritrovato anche quelli relativi a una conferenza del Prof. Marcello Fantoni che si svolse a Palazzo Borghese il 6 marzo 1997, quando io non avevo ancora dato gli esami per diventare guida turistica.

E’ qui che ho sentito parlare per la prima volta del “Principe Santo”, riferito alla figura di Cosimo III de’ Medici, il più austero tra i Granduchi di Toscana. Per quanto il duro giudizio degli storici sia stato in parte rivisto negli ultimi anni, il suo malgoverno, il suo fanatismo religioso e la sua ossessione per la sopravvivenza della dinastia ne fanno ancora oggi il simbolo del declino di Casa Medici.

Justus Sustermans, Cosimo III de’ Medici, 1660
Ph. credits Wikipedia

«In una galleria come quella dei Medici, fornitrice di personaggi a tutto sbalzo sia per gusto ed intelligenza che per canaglieria e dissipazione, egli fa spicco solo per il suo squallore. Due preoccupazioni lo dominavano fino all’ossessione: le fortune della casata e la salvezza dell’anima. Dell’anima non sappiamo che sorte le toccò, della casata ne fu il liquidatore.»

– Indro Montanelli, Roberto Gervasio da Storia d’Italia

Il regno di Cosimo III fu il più lungo nella storia del Granducato e durò ben 53 anni: va detto che quella in cui visse fu un’epoca sfortunata, caratterizzata, in tutta Europa, da guerre, epidemie e carestie1.

Il piccolo stato toscano, posto di fronte ai grandi rivolgimenti politici delle potenze straniere, era caduto in una grave crisi economica e diplomatica e nemmeno il padre Ferdinando II, uomo saggio e benvoluto, era riuscito a risollevarlo.

Il governo di Cosimo, fu caratterizzato da una forte pressione fiscale e l’ingerenza del clero sulle scelte del sovrano, a cui si aggiunsero i dispiaceri per lo sfortunato matrimonio con Marguerite Louise d’Orleans e le preoccupazioni per la successione al trono. In realtà, nei primi anni di regno egli cercò di attuare una politica di contenimento delle spese per evitare la bancarotta e varare alcune importanti riforme, ma ben presto preferì tornare alle sue meditazioni religiose, lasciando la gestione del governo nelle mani della madre e di un ristretto consiglio privato.

La fervida osservanza del Granduca sembra fosse dovuta proprio alla severa educazione scelta da Vittoria della Rovere, che imponendosi sul marito Ferdinando II2 aveva affidato il figlio al teologo senese Volunnio Bandinelli. Cosimo era quindi cresciuto con una solida fede che lo aveva portato a non gradire la vita mondana, preferendo i pellegrinaggi di penitenza e redenzione. Diverrà così una consuetudine per i funzionari di corte seguirlo nei suoi ritiri spirituali, anche per periodi piuttosto lunghi, che obbligavano le delegazioni ad essere ricevute in convento3.

Justus Sustermans,
Ritratto di Vittoria dell Rovere e Cosimo III come Sacra Famiglia,
1645, Firenze Galleria Palatina
Ph. credits Museo de’ Medici

Cosimo III adottò un nuovo canone di regalità, che secondo lui doveva pienamente ispirarsi alla condotta esemplare dei monaci, applicando le loro stesse rigide regole morali nella vita civile.

Egli era assolutamente convinto che l’esercizio delle fede rientrasse tra i compiti di un principe e che fosse suo preciso dovere aiutare i sudditi a ottenere la salvezza della propria anima. Questi, a dire il vero, avrebbero volentieri fatto a meno di tutte le messe, processioni e giorni di feriato solenne (giorni festivi di speciale devozione in cui era proibito lavorare e gli uffici pubblici restavano chiusi) imposti dal sovrano e spesso accolti dalla derisione popolare. In effetti non tutti credevano che la zelante ostentazione di fede di Cosimo fosse autentica4 ma che ben rappresentasse la falsità e l’ipocrisia dominanti nella società dell’epoca. Il clero trasse enorme benefici dalla clemenza del Granduca, che finanziò la costruzione o la ristrutturazione di molti edifici religiosi e affidò ai gesuiti il monopolio del sistema educativo. La presenza a corte di consiglieri, confessori e guide spirituali, in certa misura già presenti dai tempi di Cosimo I, divenne rilevante e non a caso gli ordini monastici più vicini a Cosimo furono gli Alcantarini6, un ramo dell’ordine francescano di strettissima osservanza e i Trappisti7, cistercensi di clausura che conducevano una vita di contemplazione, preghiera e lavoro manuale.

La vita civile venne ridotta a una mostruosa parodia di quella monastica: una vita comunitaria in cui libertà di azione, pensiero, di opinione, di affetti di abitudini era proibita o regolamentata da editti e metodi inquisitori

– Indro Montanelli, Roberto Gervasio da Storia d’Italia

Il fervore clericale di Cosimo gli fece rinnegare la politica laica e tollerante dei suoi predecessori: fu introdotto il coprifuoco e vennero rafforzate le competenze dei tribunali religiosi, mentre per i reati contro la pubblica morale venne appositamente istituito un Ufficio del Decoro Pubblico, con condanne che andavano dalla semplice fustigazione all’incarcerazione5. Inoltre egli rivolse la sua particolare attenzione verso la comunità ebraica toscana e nel 1677 emanò una legge che proibiva i matrimoni misti e impediva ai cristiani di lavorare presso le famiglie ebree, seguita da altri provvedimenti antisemiti che prevedevano sanzioni molto severe, dalla prigione alla tortura.

Immagino che adesso vi starete chiedendo se Cosimo III abbia fatto anche qualcosa di buono.

Sicuramente un’importante riforma fu quella che portò all’istituzione della Ruota Criminale8 e nonostante il generale impoverimento culturale dello stato toscano va menzionato il forte interesse che il Granduca coltivò per le scienze naturali, come la zoologia e la botanica. Fu protettore del medico Francesco Redi e si divertì a raccogliere specie botaniche e animali rari, spesso provenienti da terre lontane, con una speciale attenzione – tipica dell’epoca – per le aberrazioni, l’orrido e il grottesco, come le collezioni di animali o piante deformi9. Il pittore Bartolomeo Bimbi venne assunto come illustratore scientifico di Cosimo III, con il compito di raffigurare il meraviglioso mondo della natura: i suoi dipinti vennero raccolti nella villa dell’ Ambrogiana a Montelupo Fiorentino e nel Casino della Topaia a Castello e oggi si trovano nel Museo della Natura Morta di Poggio a Caiano.

Bartolomeo Bimbi, Agnello a due teste
1721, Museo della Natura Morta di Poggio a Caiano,
Ph credits Wikipedia

Un’altra grande passione di Cosimo III fu certamente il cibo, che divenne spesso il rifugio di tutti i suoi dispiaceri. A lui sarebbe legata la leggenda che riguarda l’invenzione del tiramisù, inventato dai pasticceri senesi in occasione di una sua visita in città e chiamato inizialmente Zuppa del Duca. Un altro provvedimento da ricordare è il Bando del 24 settembre 1716, con cui vennero determinati i confini delle 4 zone di produzione del vino in Toscana: Chianti, Pomino, Carmignano e Valdarno.

Niccolò Cassana,
Ritratto del Gran Principe Ferdinando de’Medici, 1687
Foto Sailko
Biasimato dai sudditi, Cosimo III non fu acclamato neppure in famiglia.

Attaccatissimo alla madre, in buona parte responsabile della sua indole bigotta e insicura, si sposò con la nobile francese Marguerite Louise d’Orleans, da cui ebbe 3 figli: Ferdinando, Anna Maria Luisa e Gian Gastone. Un matrimonio infelice che dopo anni di aspri litigi e ripicche si concluse con il ritorno a casa della sposa nel 1675. I suoi rapporti con il Gran Principe Ferdinando furono sempre molto tesi perché il giovane, come la madre, amava la vita mondana, l’arte e la musica (egli stesso era un bravo musicista) e viene difatti ricordato come generoso mecenate dal carattere libertino. Nel 1689 aveva dovuto sposare la principessa Violante di Baviera, verso la quale non mostrò mai un reale interesse e dopo essere stato a lungo malato di sifilide morì a soli 50 anni nel 1713. Altrettanto freddi e formali furono i rapporti con Gian Gastone, uomo mite, colto e malinconico, destinato a succedere al padre solo per la prematura scomparsa del fratello; Cosimo si disinteressò sostanzialmente di lui, almeno fino a quando non si rese conto che dal matrimonio tra Ferdinando e Violante non sarebbe mai nato un erede e nel 1697 lo obbligò a sposarsi con Anna Maria Francesca di Sassonia Lauenburg, cognata di Anna Maria Luisa e a trasferirsi in Boemia. Un’altra unione infelice che si concluse nel 1708 con il ritorno a Firenze del giovane.

Carlo Berti, Ritratto di Gian Gastone de’Medici, 1698, Firenze, Palazzo Pitti
Ph. credits Wikipedia

La successione al trono divenne così un problema angosciante per Cosimo; egli era impossibilitato a far succedere altri rami della famiglia10 e si rendeva conto che l’estinzione di Casa Medici avrebbe comportato anche la fine dell’indipendenza della Toscana. Il Granduca avrebbe fatto di tutto per evitare che lo stato cadesse in mano straniera e la prima cosa che gli venne in mente fu di far sposare il fratello cardinale Francesco Maria con Eleonora Luisa Gonzaga, ma anche questo matrimonio si rivelò disastroso e l’uomo morì due anni dopo. Arrivò addirittura a concepire il ritorno alla Repubblica, ma il progetto presentava troppi ostacoli, in quanto nominalmente il Ducato di Firenze era un feudo imperiale, mentre quello di Siena era stato ricevuto da Carlo V e pertanto sarebbero serviti sia l’assenso degli Asburgo che del re di Spagna. Cercò allora un accordo che gli permettesse di provvedere personalmente alla successione e garantire ad Anna Maria Luisa i suoi diritti di erede in caso di morte prematura del fratello Gian Gastone; Cosimo fece approvare dal Senato toscano una legge in favore della figlia e indicò Rinaldo d’Este come successore dei Medici, lasciando aperta la possibilità di un’unione dinastica tra il Granducato di Toscana e il Ducato di Modena.

Purtroppo l’imperatore Carlo VI d’Asburgo aveva altri progetti per la Toscana e reclamava il diritto a scegliere l’erede al trono: egli non avrebbe mai permesso l’unione tra la casa Medici e quella degli Este e nel 1718, il Trattato di Londra stabilì che il nuovo sovrano sarebbe stato Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna, escludendo completamente Anna Maria Luisa dalla successione e chiudendo di fatto la questione. A nulla valsero le proteste e le missive inviate da Cosimo, al quale non venne neppure inviata una comunicazione ufficiale del provvedimento; il marchese Neri Corsini, inviato granducale, continuò a sottoporre la causa alla corti europee anche negli anni successivi, ma la decisione venne confermata nel 1722.

L’ultimo proclama ufficiale di Cosimo è del 25 ottobre 1723 in cui viene ribadito che la Toscana sarebbe rimasta indipendente e che Anna Maria Luisa avrebbe nominato il suo successore dopo la morte del fratello Gian Gastone. Ovviamente le potenze straniere non presero nemmeno in considerazione l’atto.

Cosimo III morì 6 giorni dopo, il 31 ottobre 1723 all’età di 81 anni.

Quasi venti anni dopo quella conferenza, nel gennaio 2017, in occasione dell’anniversario per i 300 anni dal Bando Mediceo, ho condotto una lezione e alcune visite guidate per far conoscere la storia del “Principe Santo” nell’ambito della manifestazione “Attivamente”, in collaborazione con il Comune di Carmignano (PO)

Bando Mediceo del 1716
Foto winenews.it
Note:

1 Dal 1618 al 1648 si svolse la cosiddetta Guerra dei Trent’anni che coinvolse praticamente tutti gli stati europei. Una grave epidemia di peste si abbatté sul continente tra il 1661 e il 1668.

2 Il padre avrebbe preferito un’educazione di tipo scientifico e questo fu motivo di scontro tra i genitori di Cosimo.

3 Durante i suoi ritiri spirituali Cosimo III faceva uso delle stanze a lui assegnate dai frati e partecipava attivamente alla loro vita, per calarsi pienamente nei precetti della loro regola. Uno dei rifugi favoriti di Cosimo era Monte Senario.

4 Una delle più originali fonti dell’epoca è costituita dai diari del poeta Giovan Battista Fagiuoli, che con sagace ironia derideva il governo di Cosimo III.

5 Per certi reati era previsto che i colpevoli oltre a pentirsi dovevano accettare di ritirarsi in convento!

6 L’ordine degli Alcantarini o Frati Minori Scalzi venne fondato da San Pietro di Alcantara

7 Il nome derivava dal fondatore Arman De Rancè, abate di Notre Dame de la Trappe, ordine cistercense di stretta osservanza.

8 Fu istituita il 15 maggio 1680 per giudicare i reati più gravi mentre quelli che avevano bisogno di “quotidiano rimedio e di celere spedizione” rimanevano sotto la giurisdizione degli Otto di guardia. Fu soppressa il 1°settembre 1699.

9 Una parte delle sue collezioni si trova oggi al Museo di Antropologia di Firenze.

10 Altri rami erano stati esclusi dalla successione con atto non modificabile da Cosimo I .

Riferimenti bibliografici:

Giuseppe Conti, Firenze dai Medici ai Lorena, Bemporad e figli editori, Firenze, 1909

Per approfondire:

Prof. Marcello Fantoni “Il bigottismo di Cosimo III, da leggenda storiografica ad oggetto storico” nel Convegno su Cosimo III. Un modello di assolutismo europeo, Università di Pisa, giugno 1990

“Il principe santo. Clero regolare e modelli di sovranità nella Toscana tardo medicea”, in F. Rurale, I Religiosi a corte. Teologia, politica e diplomazia in Antico Regime, Roma, Bulzoni, 1998, pp. 229-248.

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

3 pensieri riguardo “Il “Principe Santo”

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