Palazzo Portinari Salviati

Forse non è il primo posto a cui penseresti per prendere un caffè a Firenze, ma io e l’amica Manuela abbiamo approfittato delle visite guidate a palazzo e ci siamo concesse un pomeriggio speciale in una delle location più esclusive del centro. E siccome ci era piaciuto tantissimo ci siamo tornate per uno dei nostri pomeriggi in compagnia degli amici del gruppo Io amo Firenze e la Toscana.

Io e Manuela con gli amici del gruppo Io amo Firenze e la Toscana

In effetti ero particolarmente curiosa di vedere i cambiamenti avvenuti all’interno di questa residenza storica, fino al 2008 sede della Banca Toscana e oggi proprietà della società taiwanese Ldc Hotels & Resorts, che dopo un lungo e accurato restauro ha riaperto al pubblico il 15 aprile scorso. Consigliatissimo per ogni evento (dal pranzo di lavoro all’aperitivo con le amiche) il bar & bistrot Salotto Portinari si trova proprio nei maestosi ambienti del piano terra, dove il passato si lega alla delicata atmosfera della contemporaneità.

Lo stemma dei Portinari con la lapide dantesca sulla facciata del palazzo (Divina Commedia, Purgatorio XXX, vv.31-33)

Vi racconto brevemente la storia di questo luogo. In origine qui sorgevano le case dei Portinari, che ancora non abitavano in questo grande edificio, costruito dai discenti di Folco (padre della Beatrice dantesca) tra il 1470 e il 1480 e in seguito acquistato dalla famiglia Salviati, che tra Cinque e Seicento lo fece ingrandire e affrescare1.

I documenti fanno spesso riferimento a Jacopo Salviati (1461-1533) genero di Lorenzo il Magnifico (in quanto sposato con la figlia Lucrezia) e nonno di Cosimo I dei Medici (in quanto padre di Maria Salviati, andata in sposa a Giovanni dalle Bande Nere), di cui vediamo un bel ritratto nell’antico cortile trasformato in salone2.

Il ritratto di Jacopo Salviati
(sullo sfondo appare Villa Salviati in Via Bolognese)

Secondo la tradizione (più volte confermata o smentita dagli storici) «Cosimo aveva vissuto molti anni della sua gioventù, insieme con Maria Salviati sua madre, in questo palazzo, dove egli ricevette la sua prima educazione»3 (A. Chiappelli). Per ricordarne la presenza venne sistemata al centro del salone la statua loricata (cioè con la corazza da legionario), un pezzo di epoca romana sul quale lo scultore Giovanni Francesco Susini – nipote di Antonio Susini, il principale collaboratore del Giambologna – appose la testa di Cosimo I nel 1631.

Sul basamento della statua di Cosimo è scritto: HIC INTER MATERNAS AEDES PUER REPTAVIT COSMUS QUAS NUNC STABILI FUCIT PEDE IN DIADEMATIS MAIESTATE

Sulla parete opposta all’ingresso è invece possibile ammirare un affresco raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Zanobi forse risalente al XIII secolo.

L’affresco staccato nella corte di Cosimo I

Risale all’epoca dei Salviati anche il cosiddetto Cortile degli Imperatori, che attualmente ospita il ristorante Chic Nonna dello chef Vito Mollica. Formato da un portico su due lati con colonne trabeate – dove un tempo era disposta una serie di teste di bronzo di imperatori eseguiti su disegno del Giambologna – questo piccolo e raffinato ambiente conserva un ciclo di affreschi eseguito intorno al 1580 da Alessandro Allori e la sua bottega.

Il ristorante Chic Nonna

Sulle volte vediamo le Storie dell’Odissea incorniciate da motivi a grottesca, mentre le due salette attigue furono decorate con Storie dell’Iliade (integrate da aggiunte settecentesche) e le Fatiche di Ercole. Molto bello anche il pavimento a mosaico e il soffitto con l’Allegoria dell’Abbondanza, realizzata dal maestro vetraio Francesco Mossmeyer (Parigi 1851 – Firenze 1934), attivo a Firenze tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Volta del Cortile degli Imperatori con gli affreschi di Alessandro Allori

Si sono da poco conclusi anche i lavori di restauro della Cappella Salviati, dedicata a Santa Maria Maddalena, raro esempio di pittura a olio su muro, interamente dipinta da Alessandro Allori e aiuti tra il 1579 e il 1580 e in cui si trova la straordinaria tavola raffigurante Gesù fra Maria e Marta.

Nel 1768 il palazzo fu venduto alla famiglia Ricciardi Serguidi e agli inizi dell’Ottocento passò ai Da Cepparello che lo vendettero al Comune di Firenze. Iniziarono così una serie di trasformazioni e rinnovamenti per consentire lo svolgimento delle nuove funzioni assegnate all’immobile, diventato prima sede del Liceo Ginnasio Fiorentino, poi Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti nel periodo di Firenze Capitale e tornato ad essere scuola nel 1881 con l’arrivo dei Padri Scolopi.

Un salottino del piano nobile

Nel 1918 il palazzo fu acquistato dalla Società Anonima Torrigiani, ma nel 1921 venne ceduto al Credito Toscano (l’antenato della Banca Toscana) che dopo gli interventi di restauro ordinati all’architetto Giuseppe Castellucci vi trasferì la sede degli uffici della direzione generale (molto interessanti e corredate di ampia documentazione fotografica le pubblicazioni promosse dallo stesso istituto bancario nel 1924 e nel 1960 presenti in bibliografia). L’ultimo restauro (prima di quello avviato nel 2016 dall’attuale proprietario) venne eseguito tra il 1959 e il 1960 su progetto di Giuseppe Giorgio Gori in collaborazione con Emilio Brizzi.

Il soffitto rinascimentale a cassettoni nella camera Francesco I dei Medici

L’odierna struttura ricettiva dispone di appartamenti di lusso ed eleganti suites al piano nobile, tra cui troviamo le camere Dante, Beatrice, Francesco I dei Medici, ma anche la Federico IV, in ricordo del re di Danimarca e Norvegia che nel 1709 fu ospite del palazzo. Giunto in Toscana per far visita al Granduca Cosimo III, il sovrano si recò presso il monastero in cui viveva Maria Maddalena Trenta, la bella nobile lucchese che non potendosi sposare con lui si era fatta monaca di clausura. La richiesta del re aveva in effetti suscitato un certo imbarazzo in città, ma alla fine gli venne concesso di rivedere il suo amore di gioventù, mentre il monastero di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi ricevette una sostanziosa donazione in monete d’oro.

La camera Maria dei Medici con gli affreschi di Tommaso Gherardini (1783)

Le visite a Palazzo Portinari Salviati si svolgono nella sola giornata di lunedì. Per informazioni e prenotazioni scrivete a info.portinari@ldchotels.com

Grazie ancora tutto lo staff per la cordiale accoglienza, in particolare Denis, Lorenzo e Agnes che ci ha guidato all’interno del palazzo. A presto!

Note

Esplicative

  1. «Questa antica, nobil famiglia, discesa da Fiesole e stabilitasi in Firenze, possedevavi diverse case, e parimenti suo proprio, e di sua abitazione, il palagio con torre posto nel popolo di Santa Margherita, e precisamente ove sorge quello a gran prezzo ampliato ed ornato nel 1785 da Niccolao Maria Antonio Riccardi di Serguido (…) dopo aver in antico appartenuto al Cav. Giovanni Salviati, cui acquistò nel 1525 per scudi 2700 da Folco di Rinaldo e Pigello Portinari, nipote del fondatore dello Spedale di Santa Maria Nuova» (Fr. Ambrogio Mariani)
  2. Nella consultazione dei vari testi per capire in quale anno il palazzo fosse stato venduto ai Salviati è comparso anche il nome di Jacopo di Alemanno Salviati (1537-1586), nipote del precedente e di Maria Salviati (in quanto sorella del padre), ma sembra improbabile che possa essere stato lui ad acquistarlo nel 1546 (come indicato nel Repertorio delle Architetture Civili di Firenze) perché all’epoca aveva solo nove anni.
  3. Sono circa venti le biografie su Cosimo I dei Medici, che insieme alle orazioni funebri rappresentano le principali fonti di notizie sulla sua infanzia, presumibilmente trascorsa tra questo palazzo e la villa del Trebbio, dove allora abitavano Pierfrancesco il Giovane (1487-1525) con la moglie Maria Soderini e i figli Giuliano e Lorenzino. Numerosi, ma talvolta contrastanti tra loro, i testi pubblicati nell’Ottocento, tra cui viene spesso citata l’opera di Federico Fantozzi (1843) in cui si fa riferimento al celebre aneddoto del padre Giovanni che si fece gettare il piccolo Cosimo da una finestra per verificarne il coraggio.

Bibliografiche:

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

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