Una Pasqua a porte chiuse

Il 2020 ci ha riservato una Pasqua a porte chiuse. Oltre a non poter aprire la porta di casa nostra a parenti e amici, resterà chiusa anche quella della rimessa di via il Prato, il luogo in cui è custodito il “Brindellone“, il grande carro allegorico usato per il tradizionale rito in piazza del Duomo. Lo scoppio del carro rappresenta la tradizione della Pasqua fiorentina e per ovvie ragioni è stato annullato: non accadeva dal secondo dopoguerra.

Foto cittadifirenzeufficiale

Partiamo innanzitutto dalla domanda che molto probabilmente si staranno ponendo i non fiorentini: perché la mattina di Pasqua diamo fuoco a un carro ricoperto di mortaretti e fuochi d’artificio?

L’operazione avviene grazie al cosiddetto “volo della colombina”, un razzo a forma di bianca colomba che viene acceso e lanciato a tutta velocità verso il carro posto davanti al portone centrale del Duomo, lasciato aperto per l’occasione. La colombina corre su un filo metallico lungo circa 150 metri, deve colpire il carro per innescare il meccanismo che da inizio allo spettacolo pirotecnico e possibilmente tornare indietro.
Lo scoppio del carro è da secoli la “rumorosa” e pittoresca cerimonia che caratterizza la Pasqua fiorentina e che simbolicamente rappresenta la distribuzione del fuoco benedetto a tutta la città.
Si tratta di una consuetudine molto antica e che risale al tempo della prima crociata, quando l’eroico cavaliere Pazzino de’Pazzi, partecipò all’assedio di Gerusalemme e il 15 luglio 1099 fu il primo a scalare, a mani nude, le mura della città santa. Come ricompensa per il suo coraggio, il duca Goffredo di Buglione, comandante della spedizione, gli donò tre pietre del Santo Sepolcro, che egli riportò con sé a Firenze nel 1101. Al suo arrivo egli fu accolto con grandi onori e le pietre venerate come reliquie (dal 1785 sono gelosamente custodite nella nicchia di una cappella della chiesa di Santi Apostoli).

Dopo la liberazione di Gerusalemme, il giorno del Sabato Santo, i cavalieri crociati si riunirono in preghiera e donarono il fuoco benedetto a tutti come simbolo di purificazione. A Firenze questa usanza venne ripresa accendendo il fuoco santo in Duomo con le pietre provenienti da Gerusalemme, poi dei giovani con delle torce lo portavano in processione in tutte le case.
Con il tempo si decise di usare un carro per trasportare il braciere per le vie della città, da cui i fedeli potevano accendere ceri e candele e forse intorno alla fine del Trecento, si iniziò a fare uso dei fuochi d’artificio (facendo scoppiare il carro) per spargere idealmente il fuoco benedetto su tutta la popolazione.
Ad occuparsi della manutenzione e dell’addobbo del carro fu sempre la famiglia Pazzi, che ogni anno provvedeva alla sua ricostruzione per i danni causati dalle esplosioni, almeno fino al 1478, anno della famosa congiura a danno dei Medici. Questa tradizione fu mantenuta anche durante il loro esilio e quando nel 1494 tornarono a Firenze, decisero di costruire un carro nuovo, più grande e resistente, che è praticamente quello usato ancora oggi.

Il Brindellone visto da vicino.
Si riconosce in blu l’arme dei Pazzi. Foto Wikipedia

Ma perché al carro è stato dato il nome di “Brindellone“?

Questa parola viene in genere usata per descrivere una persona alta e trasandata ma il riferimento al carro sembra sia nato in occasione di un’altra festa fiorentina, che si teneva il 24 giugno in onore del patrono San Giovanni Battista. In questa giornata infatti un carro pieno di fieno partiva in processione dalla torre della Zecca con a bordo un figurante vestito solo di una pelle di animale. Non di rado l’individuo scelto per impersonare il santo saliva sul carro ubriaco e tutto traballante faceva il giro della città. I fiorentini iniziarono così a chiamare Brindellone questo personaggio e per analogia tutti i carri usati nei giorni di festa.

La cerimonia dello scoppio del carro dura in genere una ventina di minuti. Fuochi e petardi avvolgono il Brindellone in una nuvola di fumo e scintille, che in passato i contadini accorsi in città per assistere allo spettacolo consideravano di buon auspicio per il raccolto, se il volo della colombina si svolgeva senza intoppi.

Foto Visit Tuscany

Il carro viene accompagnato dal deposito di Via il Prato al Duomo dal corteo del calcio storico fiorentino, anche perché per tradizione in questa occasione si procede al sorteggio dei colori per le partite. L’amministrazione comunale ha già reso noto che anche questa manifestazione sarà rimandata all’autunno, ma il sorteggio si terrà comunque la mattina di Pasqua nel Salone dei Cinquecento e sarà trasmesso in diretta Facebook.

Riferimenti bibliografici:

Luciano Artusi – Anita Valentini Festività fiorentine, Firenze, Comune di Firenze, Assessorato alle Feste e Tradizioni, 2001.

Notizie sul sorteggio del calcio storico fiorentino:

Calcio Storico Fiorentino, ecco quando e come sarà il sorteggio

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

2 pensieri riguardo “Una Pasqua a porte chiuse

  1. Brava Elena  esauriente articolo, non so se hai visto  c’è  un  errore di  battitura  se vuoi correggere,  a me va bene  anche  così ciao caraInviato da smartphone Samsung Galaxy.

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