Ritorno a Boboli

Giovedì 21 maggio, il Giardino di Boboli è stato il primo museo fiorentino a riaprire le sue porte ai visitatori: nel parco della reggia di Pitti valgono le norme previste dai protocolli per la prevenzione del Covid-19, per cui è obbligatorio l’uso della mascherina e il rispetto della distanza di sicurezza di 1,80 mt.

La definizione di “parco monumentale” forse gli va stretta, con i suoi 45.000 mq di superficie, su cui si estende uno straordinario patrimonio botanico e artistico.

Boboli è un autentico museo all’aperto, ricco di fontane, statue e grotte, che nella concezione tutta rinascimentale di fusione tra architettura e paesaggio, rappresenta il modello di riferimento di giardino all’italiana.
In esso gli spazi sono suddivisi secondo una precisa idea di fondo, ossia che l’uomo possa modellare a suo piacimento la natura stessa e per questo si presenta come un giardino “geometrico”, caratterizzato dal rigore e dalla simmetria delle forme: un ambiente complesso e raffinato che nel Rinascimento divenne luogo di piacere e svago per i sovrani e i loro cortigiani.

Il Giardino di Boboli però, nasce come “orto” dei Pitti, un’area di circa 7 ettari appartenuta alla loro famiglia fin dal Trecento: bisogna infatti dire che questo spazio verde è molto più antico del grande palazzo che nel Quattrocento Luca Pitti fece progettare a Filippo Brunelleschi. Incerte sono le origini del nome: che cosa significa Boboli? Si è ipotizzato che possa essere una parola di origine etrusca o longobarda, oppure la deformazione del cognome della famiglia Borgoli (o Borgolo), vissuta nel popolo di Santa Felicita, anche se il luogo appare citato in vari documenti come “Bogole“.

Palazzo e terreni furono venduti nel 1549 a Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici, per la cifra di 9.000 fiorini d’oro: il progetto di ampliamento e sistemazione del giardino venne affidato a Nicolò Tribolo, che aveva già eseguito i lavori nella villa di Castello. L’architetto morì nel 1550 e la direzione del cantiere passò prima a Bartolomeo Ammannati e poi a Bernardo Buontalenti. Nel Seicento, all’epoca di Cosimo II (1609-1621) e Ferdinando II (1621-1670) il giardino venne ulteriormente ingrandito estendendosi verso Porta Romana e raggiungendo le dimensioni attuali: ulteriori interventi vennero realizzati al tempo dei Lorena, con la costruzione di edifici come la Limonaia e il Kaffehaus.

Rampa di accesso dal cortile dell’Ammannati

Passando dall’ingresso nel cortile si incrocia la Fontana del Carciofo (1639-1642) opera in stile barocco di Giovan Francesco Susini, assemblata con vari elementi scultorei già presenti nel giardino. Una piccola salita conduce all‘Anfiteatro, che prese il posto della vecchia cava di pietra forte con cui era stato costruito palazzo Pitti. Il Tribolo lo aveva progettato come una struttura di sola vegetazione (l’anfiteatro di verzura), ma al tempo di Cosimo II venne deciso di costruirlo in muratura e i lavori vennero ultimati nel 1634 da Giulio Parigi. L’anfiteatro ha fatto da sfondo a molte feste di corte, continuando ad essere usato anche al tempo dei Lorena, che però decisero di trasformare la platea in giardino, facendo istallare al centro un obelisco proveniente dalla villa Medici di Roma e una una grande vasca in granito.

L’Anfiteatro

Tra le grotte artificiali che si trovano a Boboli, la più importante è quella conosciuta come Grotta del Buontalenti (1557-1587) ma a cui lavorarono molti altri artisti. Gli interventi in questa parte del giardino erano iniziati fin dal 1551, per la costruzione di un acquedotto che portasse l’acqua fino a palazzo Vecchio: nel 1557 Davide Fortini – genero del Tribolo – aveva creato un vivaio, che qualche anno più tardi Giorgio Vasari aveva dotato di una bella facciata e poi era stato trasformato in grotta da Bernardo Buontalenti. Al suo interno vennero sistemati i Prigioni di Michelangelo, oggi sostituiti da copie in cemento.

La Grotta del Buontalenti

Meno conosciuta è la Grotta di Madama (1555), progettata sempre dal Fortini, nella zona del giardino che Cosimo I aveva riservato alla coltivazione delle piante nane: costituita da pareti in roccia spugnosa e decorata da statue di animali, nel Seicento le venne attribuito questo nome per Maria Maddalena d’Austria, moglie di Cosimo Il. Dal Settecento venne lasciata in stato di abbandono e ancora agli inizi del secolo scorso era usata come deposito di mobili (!)

Il giardino con la Grotta di Madama

Tra le costruzioni successive al periodo mediceo vi sono il Kaffehaus, raro esempio di architettura in stile rococò e luogo di sosta durante le passeggiate della corte al tempo di Pietro Leopoldo di Lorena, che fece anche allestire il giardino di Ganimede nell’area prospicente, con la bella fontana di Giovanni Battista Lorenzi. Vi è inoltre la grande Limonaia, progettata tra il 1777 e il 1778 da Zanobi del Rosso, sul luogo in cui trovava il serraglio degli animali di Cosimo III, per il ricovero delle piante di agrumi del giardino (ancora oggi ne ospita circa 500 durante il periodo invernale).

Vista panoramica con Kaffehaus

Il punto più alto di Boboli è il Giardino del Cavaliere, che si trova sopra uno dei bastioni delle fortificazioni costruite da Michelangelo durante l’assedio di Firenze nel 1529 e deve il suo nome al cavaliere Malatesta Baglioni, che abitò in un edificio costruito al suo interno: per accedervi occorre salire una scalinata a tenaglia progettata da Zanobi del Rosso (1790-93). Il giardino è composto da basse siepi di bosso in cui crescono dalie e rose, con al centro la Fontana delle Scimmie del Giambologna: qui sorge anche il Casino del Cavaliere, una palazzina fatta costruire da Cosimo III per il figlio Gian Gastone che la usava come ritiro e che oggi ospita il Museo delle Porcellane. Esso si trova al di sopra del grande bacino idraulico detto Vasca delle Trote, dal quale partono le tubature per l’irrigazione di tutto il giardino.

Il Giardino del Cavaliere

Il punto che invece ritengo più spettacolare è il cosiddetto Isolotto: si arriva qua dal Viottolone, un ampio viale alberato decorato da statue antiche e settecentesche poste agli incroci con tre viali trasversali: la parte a sinistra del Viottolone era in passato occupata dal labirinto e dalla ragnaia mentre quella a destra era riservata alla caccia. Ai fianchi del viale si trovano le Cerchiate, due suggestive gallerie coperte dalla vegetazione. L’Isolotto (o Vasca dell’Isola) venne progettato da Giulio e Alfonso Parigi nel 1618: essa è collegato con il piazzale da due passerelle, sulle quali vengono sistemate le piante della collezione di agrumi del giardino. Alle estremità si trovano due cancelli, sostenuti da colonne con la statua di un capricorno e delle fontane decorate da strane creature marine.

L’Isolotto con la Fontana dell’Oceano

Al centro dell’isola si trova la Fontana dell’Oceano del Giambologna, composta da una vasca in granito sopra la quale è posto un gruppo scultoreo in cui è raffigurato Nettuno circondato dalle divinità fluviali (Nilo, Gange, Eufrate). La fontana era stata scolpita nel 1576 per Francesco I e venne portata qui dall’Anfiteatro: quella che si trova nel giardino è attualmente una copia, mentre l’originale è conservato al museo del Bargello.

Prezzi e modalità d’ingresso al giardino di Boboli: https://www.uffizi.it/giardino-boboli#timetable-prices

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

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