La contessa di ferro

Ci sono storie di grandi donne vissute nel passato rimaste avvolte nel mistero: in questo articolo vi racconto quella di Matilde di Canossa, figura femminile tra le più affascinanti del Medioevo italiano. Una donna forte e combattiva, che si ritrovò a governare da sola i vasti possedimenti di famiglia, che comprendevano Lombardia, Emilia Romagna e Toscana e fu convinta sostenitrice dei papi nella lotta per le investiture.

Matilde di Canossa in trono tra il monaco Donizone e un vassallo
Miniatura dalla Vita Mathildis
Biblioteca Apostolica Vaticana
Ph. credits Wikipedia

Vi chiederete come mai abbia scelto proprio lei: una feudataria a Firenze.

Che importanza può mai avere avuto in una città che affermò il suo prestigio come libero comune? In effetti i comuni furono gli antagonisti del sistema feudale e questa nuova forma di governo iniziò a svilupparsi e diffondersi solo pochi anni dopo la morte di Matilde. Firenze fu la prima città in Toscana (e una delle prime in Italia) a darsi questo nuovo ordinamento.

Eppure i fiorentini amarono molto la contessa e le tributarono grandi onori. Un amore pienamente ricambiato dalla loro coraggiosa signora, che aveva fatto costruire una nuova cerchia di mura (le cosiddette mura matildine del 1078) e concesso numerosi privilegi e autonomia alla “più fedele delle sue città” (cit. Franco Cardini). A quel tempo, infatti, Firenze era già in piena espansione economica, poteva riscuotere tasse nel contado e aveva il proprio sistema di misurazione (il cosiddetto Piede di Liutprando), pronta a rivendicare il ruolo di primato nella regione. Inoltre risulta che diverse famiglie locali fossero coinvolte a vario titolo nell’esercizio dell’autorità e che il palazzo marchionale fosse stato volutamente costruito al di fuori delle mura. Insomma si potrebbe dire che la stessa Matilde avesse incoraggiato la città ad auto-governarsi, cosa che puntualmente accadde nel 1138 con la nomina dei primi consoli, ossia i rappresentanti delle nuove magistrature cittadine.

Direi quindi che valga la pena di conoscere meglio questo personaggio vissuto quasi mille anni fa, partendo dalla sua “qualifica”, che la vede indistintamente indicata come contessa, marchesa, duchessa, vicaria d’Italia e vice regina d’Italia: in realtà Matilde fu tutte queste messe insieme.

Suo padre si chiamava Bonifacio di Canossa ed era il discendente di una potente famiglia feudale di origine longobarda, conte di Mantova e marchese di Toscana: dunque Matilde ereditava sia il titolo di contessa che di marchesa o margravia (dal termine germanico markgraf che era l’equivalente di marchese), ma siccome in epoca longobarda la Toscana era stata un ducato, le si attribuiva anche il titolo di duchessa. Sua madre Beatrice di Lorena, invece, era imparentata con la più alta nobiltà imperiale tedesca.

Beatrice di Lorena, madre di Matilde
Miniatura dalla Vita Mathildis
Biblioteca Apostolica Vaticana
Ph. credits Wikipedia

Sono molto poche le informazioni sull’infanzia di Matilde, ma sappiamo che il padre venne ucciso nel 1052 quando lei aveva solo 6 anni e l’anno successivo morirono anche il fratello e la sorella maggiore, per cui la bambina rimase con la madre, che nel 1054 si risposò con Goffredo IV duca di Lotaringia, detto Il Barbuto, fratello di papa Stefano IX e coraggioso antagonista dell’imperatore germanico Enrico III.

Questo matrimonio rendeva il casato dei Canossa uno dei più potenti d’Europa e il patrigno di Matilde pensò bene di consolidare la sua posizione facendo sposare la ragazza con suo figlio Goffredo, detto Il Gobbo, celebrando le nozze nel 1069, pochi giorni prima della sua morte. Purtroppo non fu un matrimonio felice: Matilde visse con il marito in Lotaringia per un paio di anni, ebbe una bambina che morì alcuni giorni dopo la sua nascita e venne accusata dalla famiglia di Goffredo di aver portato il malocchio a corte. Nel 1070 la madre, rimasta nuovamente vedova, era rientrata in Italia e non appena le fu possibile, Matilde tornò a vivere a con lei. La loro presenza è particolarmente documentata in Toscana, dove risulta che le due donne abbiano presieduto a numerosi placiti, ossia le sedute pubbliche dei tribunali.

L’abate Ugo e Matilde intercedono per Enrico IV
Miniatura dalla Vita Mathildis
Biblioteca Apostolica Vaticana
Ph. credits Wikipedia

Nel frattempo la lotta per le investiture, ossia lo scontro tra papa e imperatore per la nomina dei vescovi, si era fatta sempre più dura, soprattutto dopo l’elezione di Ildebrando di Soana, eletto con il nome di Gregorio VII, che nel 1075, attraverso il famoso Dictatus Papae aveva dichiarato la supremazia del papato rispetto all’impero. Matilde era legata all’imperatore da vincoli feudali ma aveva già manifestato la sua propensione a sostenere il papa e nel 1077 fu protagonista di un fatto che viene ricordato come l’umiliazione di Canossa. Dopo la bolla papale infatti il nuovo imperatore Enrico IV aveva deposto Gregorio VII, che come risposta lo aveva scomunicato. Il sovrano era quindi stato costretto a scendere in Italia per chiedere il suo perdono e si era recato presso il castello di Matilde a Canossa dove il pontefice si era rifugiato e qui, vestito di un semplice saio, aveva atteso tre giorni e tre notti al freddo prima di essere ricevuto, sembra proprio su intercessione di Matilde.

Intanto la contessa aveva perso l’amata madre Beatrice (morta a Pisa il 18 aprile 1076), pochi mesi dopo il marito Goffredo, che non aveva esitato a infamarne la reputazione, mettendo in giro voci di una sua presunta relazione sessuale con papa Gregorio VII.

Matilde adesso era sola e aveva fatto capire da che parte stava.

Tomba di Beatrice nel camposanto di Pisa.
La donna venne sepolta in un antico sarcofago del II secolo
Foto Sailko

Quando nel 1079 decise di donare tutti i suoi beni alla Chiesa, la vendetta di Enrico IV non si fece attendere. L’imperatore depose nuovamente il pontefice, che nuovamente scomunicò l’imperatore, finché non si arrivò allo scontro armato nei pressi di Mantova, dove le truppe imperiali sconfissero l’esercito di Matilde e Gregorio VII. L’imperatore era deciso ad arrivare fino a Roma e all’annuncio del suo passaggio tutte le città toscane si ribellarono. Tutte tranne Firenze, che nel 1082 venne messa sotto assedio dalle truppe imperiali, ma anche grazie alle poderose mura fatte costruire da Matilde riuscì a respingere l’attacco. Roma invece venne conquistata l’anno successivo costringendo Gregorio VII alla fuga, ma la contessa non si dette per vinta e sconfisse l’esercito di Enrico nella famosa battaglia di Sorbara, nei pressi di Modena.

Il conflitto continuò anche negli anni successivi, che videro Matilde sempre impegnata a sostenere la corrente riformatrice della Chiesa, appoggiando l’elezione di pontefici ostili a Enrico IV. Nel 1089 la contessa pensò che fosse giunto anche il momento di risposarsi e scelse il giovanissimo duca Guelfo V di Baviera, che all’epoca aveva 16 anni mentre lei ne aveva 42. Si trattava ovviamente di un matrimonio politico per rafforzare la sua rete di alleanze contro Enrico, ma la sua scelta fece comunque scalpore, per la grande differenza di età e gli aneddoti riportati dai cronisti dell’epoca. Nella Chronica Boemorum, di Cosma di Praga, ad esempio, si racconta che il giovane duca era stato accolto con grandi festeggiamenti, ma per due notti aveva rifiutato di giacere accanto a Matilde e così lei la terza notte si era presentata nuda su una tavola dicendogli “tutto è davanti a te e non v’è luogo dove si possa celare maleficio”. Ma il giovane era rimasto sconcertato e allora lei lo aveva cacciato prendendolo a ceffoni e male parole. Il matrimonio sarebbe stato annullato alcuni anni dopo.

Tomba di Matilde di Canossa nella Basilica di San Pietro
Ph. credits Tgtourism

Con la morte di Enrico IV nel 1106 anche i rapporti con la casa imperiale si fecero più distesi e fu proprio il figlio Enrico V a conferire a Matilde il titolo di Vicaria Imperiale e Viceregina d’Italia. La contessa morì il 24 luglio 1115 a Bondeno di Roncone, un piccolo paese in provincia di Reggio Emilia. Nel Seicento i suoi resti furono traslati nella basilica di San Pietro a Roma per volere di papa Urbano VIII e la sua tomba scolpita da Gian Lorenzo Bernini.

La biografia “ufficiale” di Matilde di Canossa è la Vita Mathildis scritta dal monaco benedettino Donizone, fonte imprescindibile per le notizie sulla sua vita. Eppure sul suo conto sono state diffuse talmente tante storie che l’hanno resa una figura quasi leggendaria: gli ambienti ecclesiastici ne hanno sempre esaltato la profonda fede e lealtà verso la Chiesa, mentre altri l’hanno dipinta come donna passionale e superstiziosa, dedita al culto delle reliquie (cosa peraltro abbastanza comune durante il Medioevo).

Alla morte di Matilde, non essendoci un erede legittimo, i suoi territori vennero dispersi. Tuttavia la contessa aveva adottato Guido Guerra II, della dinastia dei conti Guidi, che assunse il titolo di Margravio di Toscana dal 1115 al 1124. Fu lui a fondare il castello di Vinci nel 1120.

Riferimenti bibliografici

Marcello Vannucci, Storia di Firenze, Firenze, Newton Compton editori, 1992

Franco Cardini, Firenze. La città delle torri, dalle origini al 1333, Milano, Fenice 2000, 1995

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

2 pensieri riguardo “La contessa di ferro

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