Il museo di Santa Maria Novella

Il Museo di Santa Maria Novella, nato agli inizi del secolo scorso su iniziativa del Comune di Firenze, ospita gli ambienti del convento costruito nel Trecento accanto alla basilica e attualmente consente di visitarne i chiostri, la sala capitolare, il refettorio e il dormitorio. Il trasferimento della caserma della Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri, che dal 1920 occupava i locali affacciati su Piazza della Stazione e Via Santa Caterina, ha permesso di riunire gli spazi dell’antico complesso in un unico e affascinante percorso. E’ possibile accedere al museo da Piazza Stazione (lo stesso ingresso dell’Ufficio Informazioni Turistiche), oppure dalla porta che si trova lungo la navata sinistra della chiesa.

Il Chiostro dei Morti
Foto Patrizia Messeri

Personalmente vi suggerisco il primo, sia perché, in genere, non si trova fila alla biglietteria, sia per il suggestivo scorcio offerto dal primo Chiostro, detto Chiostro dei Morti, il più antico del complesso, posto sotto al livello del transetto.

Per secoli venne usato come cimitero e dopo la disastrosa alluvione del 1333 fu ampiamente ristrutturato da Fra Jacopo Talenti. In seguito vennero decorate le cappelle di alcune importanti famiglie fiorentine dell’epoca: gli affreschi sono ancora visibili (anche se non tutti ben conservati), tra cui quelli della Cappella dell’Annunciazione di Andrea Orcagna. Questa cappella era stata costruita per Bice Trinciavelli, vedova di Filippo di Pagno Strozzi, che nel suo testamento aveva lasciato una curiosa disposizione: offrire il pranzo ai frati il 25 marzo di ogni anno, giorno in cui a Firenze si festeggiava il capodanno fiorentino. Oggi restano solo le scene della Natività e della Crocifissione, mentre una terza parete su cui si trovava proprio l’affresco dell’Annunciazione, fu demolita agli inizi del Novecento per le pessime condizioni dovute all’umidità. Il Chiostro dei Morti era peraltro molto più grande di come lo vediamo oggi: una parte delle strutture venne abbattuta a metà Ottocento per far posto alla piazza della nuova stazione ferroviaria, che ancora non si chiamava Santa Maria Novella, ma Stazione Maria Antonia, in onore della moglie del Granduca Leopoldo II di Lorena.

Il Chiostro Verde
Foto Patrizia Messeri

Dal Chiostro dei Morti si passa al cosiddetto Chiostro Verde, costruito a metà del Trecento lungo il fianco sinistro della basilica da Fra Jacopo Talenti e che deve il suo nome al colore verde degli affreschi dipinti su tre dei quattro lati (sul quarto compaiono delle pitture più antiche risalenti al XIV secolo).

Tra questi vi erano le Storie della Genesi e le Storie di Noè, eseguite da Paolo Uccello, originale artista del Primo Rinascimento, di cui era nota, anche tra i contemporanei, la passione quasi ossessiva per le costruzioni prospettiche e che lavorò a questo ciclo con i suoi collaboratori in un lungo arco di tempo che va dagli inizi degli anni Venti del Quattrocento al 1447. La particolare tecnica impiegata dal pittore indusse il frate domenicano Vincenzo Borghigiani a definire dipinte “a sugo d’erbe e terra verde” queste otto lunette composte da due episodi sovrapposti.

Paolo Uccello
La Creazione e il Peccato originale (1420-25)
Foto Patrizia Messeri

Paolo Uccello iniziò la decorazione con la Creazione e il Peccato originale (1420-25) in cui si distinguono la Creazione degli animali e la Creazione di Adamo nella lunetta superiore e la Creazione di Eva e il Peccato Originale nel riquadro sottostante, con la figura del serpente con il volto di donna molto simile a quello dipinto da Masolino alla Cappella Brancacci. Sono invece attribuite alla bottega del maestro le scene centrali con la Cacciata dal Paradiso Terrestre e il Lavoro dei Progenitori (lunetta) e Caino e Abele (riquadro) e l’Uccisione di Caino (lunetta) e l’Arca di Noè (riquadro). Egli poi completò il ciclo con le Storie di Noè (1447), considerate uno dei suoi massimi capolavori, composte dalla scena del Diluvio nella lunetta e dal Sacrificio con ebbrezza di Noè nel riquadro. Il carattere quasi astratto e metafisico e le ardite vedute prospettiche rendono queste pitture alquanto singolari e senza paragoni nell’ambiente artistico fiorentino del tempo. Gli affreschi vennero gravemente danneggiati dall’alluvione del 1966 e dopo un primo intervento di recupero realizzato negli anni ’80, l’Opificio delle Pietre Dure ha condotto una nuova serie di lavori di restauro, terminati nel 2016 con l’esposizione delle lunette in una delle sale del Refettorio.

Paolo Uccello
Il Diluvio e Sacrificio con ebbrezza di Noè (1447)
Foto Patrizia Messeri
Il Diluvio (dettaglio affresco)
Foto Sailko
Il Diluvio (dettaglio affresco)
Foto Sailko
Uccisione di Caino e l’Arca di Noè
(bottega di Paolo Uccelo)
Foto Patrizia Messeri
La Cacciata dal Paradiso Terrestre con il Lavoro dei Progenitori e Caino e Abele
(bottega di Paolo Uccello)
Foto Patrizia Messeri

La maestosa sala capitolare che si affaccia sul Chiostro Verde nel 1540 venne assegnata al seguito di Eleonora di Toledo e da allora viene detta Cappellone degli Spagnoli.

La decorazione interna fu realizzata tra il 1365 e il 1367 grazie alla consistente eredità di Mico Guidalotti, esponente del governo del Duca di Atene, morto nel 1355 e sepolto di fronte all’altare. Il priore Zanobi Guascone affidò l’incarico al pittore Andrea di Bonaiuto, secondo un programma iconografico elaborato da Jacopo Passavanti che rappresenta la celebrazione dell’ordine domenicano e del suo ruolo contro l’eresia.

L’ingresso al Cappellone degli Spagnoli
nel Chiostro Verde
Foto Patrizia Messeri

Sulla parete sinistra compare il Trionfo di San Tommaso d’Aquino, seduto in trono e circondato dalle virtù teologali e cardinali. Accanto a lui sono seduti, in ordine, Giobbe, David, Paolo, Luca e Marco (nel gruppo a sinistra) e Matteo, Giovanni, Mosè, Isaia e Salomone (nel gruppo a destra). Ai suoi piedi invece si trovano i grandi eretici sconfitti: Sabello (rappresentato con una cassetta in mano), Averroè (che negava l’immortalità dell’anima) e Ario (capo degli ariani, che sosteneva la natura umana del Cristo). Nel registro inferiore si vedono 14 figure femminili, personificazioni delle scienze e delle arti liberali con un suo illustre rappresentante: ad esempio la Filosofia è insieme ad Aristotele, la sacra Scrittura insieme a San Girolamo, l’Aritmetica insieme a Pitagora, la Retorica insieme a Cicerone e così via.

Andrea di Bonaiuto
Trionfo di San Tommaso d’Aquino (1365-67)
Foto Patrizia Messeri

Sulla parte destra è dipinta l’Allegoria della Chiesa militante e trionfante e la Via Veritas, che raffigura la missione, l’opera e il trionfo dell’ordine domenicano. L’affresco va letto in basso da sinistra, in cui si trovano una serie di autorità sedute in trono davanti a un modello del Duomo di Firenze, che curiosamente si presenta già finito con una grande cupola (il concorso sarebbe stato bandito solo 50 anni dopo). Al centro si vede il papa Benedetto XI con a sinistra un gruppo di personaggi che rappresentano i vari ordini monastici e a destra l’imperatore Carlo IV e il re di Francia Filippo il Bello con un altro gruppo di personaggi laici famosi: tra questi vi sarebbero i ritratti di Dante, Boccaccio, Petrarca con le rispettive donne amate (Beatrice, Fiammetta e Laura) Cimabue e Arnolfo di Cambio.

Andrea di Bonaiuto
Allegoria della Chiesa militante e trionfante (1365-67)
Foto Patrizia Messeri

In basso a destra compaiono i tre maggiori santi domenicani: San Tommaso d’Aquino che predica agli increduli, ossi i non cristiani, San Pietro Martire che disputa con gli eretici e San Domenico che conduce i cani contro i lupi, simbolo dell’eresia. L’iconografia dei cani bianchi e neri (che riprendono i colori della veste dei frati) era nata da una visione avuta dalla madre di San Domenico, fondatore dell’ordine, la Beata Giovanna d’Aza, che aveva visto se stessa dare alla luce un piccolo cane che infiammava tutto il mondo. Dal suo sogno era nato un gioco di parole in latino: i domenicani che prendevano il nome da Dominicus, che traeva origine dal termine Dominus (cioè Signore) diventavano i Domini canes, i cani del Signore. In effetti il programma dei frati predicatori consisteva nella “carità della verità”, ossia la preghiera unita all’azione apostolica, in cui la contemplazione e lo studio della Parola erano elementi fondamentali per la Predicazione. La figura di San Domenico compare di nuovo nel gruppo di figure soprastante, in cui egli mostra la via del Paradiso: accanto a lui un monaco impartisce la confessione ai fedeli, mentre sula destra si vedono 4 figure allegoriche che rappresentano il Piacere (la donna con la viola), la Superbia (l’uomo con il falco), la Lussuria (la donna con la scimmia) e l’Avarizia (l’uomo vestito di verde). Il Paradiso è raffigurato in alto a sinistra con San Pietro in prima fila che accoglie i fedeli insieme a tutti gli altri santi. A coronamento della scena un Cristo in Gloria con forme di stile ancora bizantineggiante.

I Domini canes (dettaglio affresco)
Passiamo infine nel Chiostro Grande, il più ampio della città, costruito tra il 1340 e il 1360, su cui si affacciavano i dormitori, il refettorio e gli ex-appartamenti papali.

E’costituito da 56 campate a tutto sesto, che tra il 1570 e il 1590 vennero decorate da 15 diversi pittori dell’Accademia Fiorentina con Storie della Vita di Cristo, San Domenico e altri Santi domenicani e i ritratti di eminenti personalità della comunità di Santa Maria Novella. Si tratta di uno dei cicli più importanti della Controriforma a Firenze, a cui parteciparono tra gli altri, Alessandro Allori e Santi di Tito.

Il Chiostro Grande
Foto Patrizia Messeri
Affreschi del Chiostro Grande
Foto Patrizia Messeri

Sul lato d’ingresso al chiostro vi erano la Cappella degli Ubriachi, di proprietà di un’antica famiglia ghibellina di Firenze e il Refettorio, in cui sono attualmente esposti gli affreschi staccati di Paolo Uccello dal Chiostro Verde e una collezione di arte sacra con arredi e reliquiari.

Sul lato attiguo vi era uno degli ingressi alla Farmacia di Santa Maria Novella, ritenuta la più antica d’Europa e che conserva le proprie sale monumentali con decorazioni, arredi e una interessante collezione di strumenti scientifici tra cui termometri, bilance, misurini e vasi. Oggi la farmacia vende prodotti di profumeria ed erboristeria ed è accessibile da Via della Scala n.16

Antico ingresso della Farmacia
Foto Patrizia Messeri

Sul lato opposto si trovava invece il Dormitorio, un grande locale a 3 navate sorrette da sottili pilastri e al primo piano gli appartamenti usati dai pontefici in visita a Firenze: l’unico ambiente superstite è la Cappella dei Papi, affrescata nel 1515 in occasione della visita di Leone X da Ridolfo del Ghirlandaio e il giovane Pontormo che dipinse una lunetta con la Veronica. Fino al 2016 questi spazi facevano parte della Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri, inaugurata nel 1920 e che occupava anche il fabbricato del monastero della SS. Concezione (in cui si trovano ancora degli uffici dell’Arma). Con il trasferimento della caserma a Castello questi luoghi sono finalmente tornati accessibili al pubblico nella primavera del 2017, ad eccezione della Cappella dei Papi, visitabile su prenotazione.

L’antico Dormitorio
Foto di Patrizia Messeri
Per visitare il complesso di Santa Maria Novella:

Il biglietto integrato permette di visitare l’intero complesso monumentale (basilica e convento) Per la visita della Cappella dei Papi occorre rivolgersi all’associazione MUS.E dei Musei Civici Fiorentini telefonando al numero 055 2768224. Ingresso libero alla Farmacia di Santa Maria Novella.

Orari di apertura: da lunedì a giovedì ore 9-17.30 – venerdì ore 11-17.30 – sabato ore 9-17.30 – domenica ore 13-17.30

Il biglietto d’ingresso costa euro 7,50 (intero)

Riferimenti bibliografici:

Stefano Borsi, Paolo Uccello, Art e Dossier, Firenze, Giunti ed. 1992

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

3 pensieri riguardo “Il museo di Santa Maria Novella

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