Il crocifisso delle uova

Il cosiddetto “Crocifisso delle uova” è una scultura in legno policromo realizzata da Filippo Brunelleschi che si trova nella Cappella Gondi della basilica di Santa Maria Novella.

L’opera venne eseguita “in risposta” al Crocefisso scolpito da Donatello per la Cappella Bardi di Vernio a Santa Croce, conosciuto come il “Cristo contadino” per il suo marcato realismo.

Secondo il famoso aneddoto raccontato da Vasari nelle Vite, Brunelleschi aveva per questo rivolto una severa critica all’amico, che deluso e risentito lo aveva sfidato a fare di meglio.

Una volta terminato il suo lavoro, un giorno invitò Donatello a pranzo a casa sua.

Quando l’artista varcò la soglia, si trovò proprio di fronte al crocefisso e tanto fu lo stupore in lui destato dalla scultura che fece cadere le uova, il formaggio e altre cose che aveva portato con sé.

Foto Sailko

Il crocefisso di Brunelleschi appare certamente più idealizzato e misurato rispetto a quello di Donatello ed è caratterizzato da un attento studio dell’anatomia e delle proporzioni. La datazione è incerta ma si pensa che sia stato eseguito tra il 1410 e il 1415, dopo un lungo periodo in cui l’artista si era dedicato assiduamente agli studi sulla matematica e la prospettiva.

La raffigurazione del Cristo in effetti mostra una rigorosa ricerca verso la perfezione formale che si ispira alle “misure” dell’uomo vitruviano, con le braccia aperte che misurano quanto l’altezza della figura e la linea del naso in linea con l’ombelico.

Resta da capire in quel lontano giorno del Quattrocento a Firenze, cosa mangiarono i due amici per pranzo.

Un anno di anniversari

Faranno sicuramente parlare di sé in questo anno appena iniziato: nel 2020 ricorrono i 500 anni dalla morte di Raffaello e i 600 anni dall’inizio dei lavori di costruzione della cupola di Filippo Brunelleschi. A loro saranno dedicati vari post con notizie sulle opere e gli eventi in programma per le celebrazioni di questi importanti anniversari.

A scuola di abaco

Le informazioni sulla formazione di Brunelleschi sono tuttora incomplete.

Tuttavia sappiamo che il giovane Filippo, figlio del notaio ser Brunellesco Lapi, era cresciuto in una famiglia benestante e quindi aveva ricevuto una buona istruzione di base.

I bambini dell’epoca andavano a scuola in istituti pubblici o privati (mentre quelli delle famiglie più ricche avevano un precettore che dava lezioni a casa) e fino all’età di 10-11 anni imparavano a leggere e scrivere in latino e in volgare e a fare di conto.

Terminato questo primo ciclo scolastico elementare, i ragazzi potevano scegliere se frequentare una scuola di grammatica, in cui approfondire lo studio della grammatica latina, le lettere, la retorica e la logica, oppure una scuola d’abaco, riservata allo studio della matematica, della geometria e della contabilità.

In pratica le scuole di grammatica preparavano gli studenti per l’università e le scuole d’abaco avviavano i ragazzi verso l’apprendistato in una bottega e l’esercizio di attività produttive, un po’ come avveniva fino a qualche anno fa nelle nostre scuole tra chi sceglieva di andare al liceo o all’istituto professionale.

Le scuole d’abaco erano dunque scuole funzionali alla preparazione di futuri mercanti, artigiani e artisti e si diffusero rapidamente in Toscana e poi nelle altre regioni d’Italia dove erano sorti i Comuni.

Tra la fine del ‘200 e gli inizi del ‘500 a Firenze si contavano circa 20 scuole d’abaco, di cui ben 8 nel quartiere di Santa Maria Novella. Tra queste la più famosa era la cosiddetta “Bottega di Santa Trinita”, che si trovava nella piazza di fronte alla chiesa, forse fondata nel Trecento da Paolo dell’Abaco, celebre matematico e astrologo a cui erano succeduti Antonio Mazzinghi e Giovanni di Bartolo, di cui è documentata la partecipazione durante i lavori di costruzione della cupola.

La scuola d’abaco durava circa due anni durante i quali gli allievi imparavano a fare i calcoli con frazioni e proporzioni, i cambi delle monete, le equivalenze tra le unità di misura, l’algebra, la geometria e altre nozioni utili alle operazioni contabili.

Per lungo tempo il testo di riferimento usato in queste scuole fu il Liber Abaci, un manuale di aritmetica applicata scritto nel 1202 da Leonardo Fibonacci, il matematico pisano che introdusse il sistema di numerazione di origine araba-indiana al posto della scrittura con le cifre romane.

E’ possibile che Filippo Brunelleschi abbia frequentato la bottega di Santa Trinita, in cui ebbe la possibilità approfondire i suoi studi di matematica e geometria, che comprendevano la prospettiva, ancora intesa come pratica per calcolare lunghezze e distanze impossibili da misurare con un rilevamento diretto.

FOTO DAL WEB

Il mio primo articolo del blog

Guarda Firenze

Guarda Firenze con gli occhi di una guida turistica fiorentina!

Benvenuti nel mio blog. Mi chiamo Elena Petrioli e sono una guida turistica di Firenze. Sono nata e cresciuta qua e dal 1998 ho scelto anche di lavorare qua…proprio qua sotto, all’ombra del Cupolone di Brunelleschi, che poi tanta ombra non fa, soprattutto in estate! A conti fatti, sono 22 anni che svolgo questa professione, che più che un mestiere, è un’autentica scelta di vita. Ma non ho creato questo blog per parlarvi di quanto è faticoso il mio lavoro o dei miei tour e itinerari in città. Per quello esiste già Seeflorence, con un sito e una pagina Facebook che condivido e amministro con tre mie colleghe e amiche. Dunque che cosa spinge una guida turistica a diventare una blogger (beh, ecco..per adesso diciamo aspirante blogger). Ovviamente la passione per la storia e per l’arte, ma soprattutto per la scrittura. Ho sempre amato scrivere, fin da bambina. Ho sempre scritto e a casa credo di avere centinaia di quaderni con i miei appunti. Perchè ho sempre scritto per me, ma raramente per gli altri. Così ho deciso di iniziare questa nuova avventura. Su questo blog scriverò articoli sulla storia di Firenze e dei suoi monumenti, ma anche aneddoti e curiosità, che spero troverete interessanti. Buona lettura.