A scuola di abaco

Le informazioni sulla formazione di Brunelleschi sono tuttora incomplete.

Tuttavia sappiamo che il giovane Filippo, figlio del notaio ser Brunellesco Lapi, era cresciuto in una famiglia benestante e quindi aveva ricevuto una buona istruzione di base.

I bambini dell’epoca andavano a scuola in istituti pubblici o privati (mentre quelli delle famiglie più ricche avevano un precettore che dava lezioni a casa) e fino all’età di 10-11 anni imparavano a leggere e scrivere in latino e in volgare e a fare di conto.

Terminato questo primo ciclo scolastico elementare, i ragazzi potevano scegliere se frequentare una scuola di grammatica, in cui approfondire lo studio della grammatica latina, le lettere, la retorica e la logica, oppure una scuola d’abaco, riservata allo studio della matematica, della geometria e della contabilità.

In pratica le scuole di grammatica preparavano gli studenti per l’università e le scuole d’abaco avviavano i ragazzi verso l’apprendistato in una bottega e l’esercizio di attività produttive, un po’ come avveniva fino a qualche anno fa nelle nostre scuole tra chi sceglieva di andare al liceo o all’istituto professionale.

Le scuole d’abaco erano dunque scuole funzionali alla preparazione di futuri mercanti, artigiani e artisti e si diffusero rapidamente in Toscana e poi nelle altre regioni d’Italia dove erano sorti i Comuni.

Tra la fine del ‘200 e gli inizi del ‘500 a Firenze si contavano circa 20 scuole d’abaco, di cui ben 8 nel quartiere di Santa Maria Novella. Tra queste la più famosa era la cosiddetta “Bottega di Santa Trinita”, che si trovava nella piazza di fronte alla chiesa, forse fondata nel Trecento da Paolo dell’Abaco, celebre matematico e astrologo a cui erano succeduti Antonio Mazzinghi e Giovanni di Bartolo, di cui è documentata la partecipazione durante i lavori di costruzione della cupola.

La scuola d’abaco durava circa due anni durante i quali gli allievi imparavano a fare i calcoli con frazioni e proporzioni, i cambi delle monete, le equivalenze tra le unità di misura, l’algebra, la geometria e altre nozioni utili alle operazioni contabili.

Per lungo tempo il testo di riferimento usato in queste scuole fu il Liber Abaci, un manuale di aritmetica applicata scritto nel 1202 da Leonardo Fibonacci, il matematico pisano che introdusse il sistema di numerazione di origine araba-indiana al posto della scrittura con le cifre romane.

E’ possibile che Filippo Brunelleschi abbia frequentato la bottega di Santa Trinita, in cui ebbe la possibilità approfondire i suoi studi di matematica e geometria, che comprendevano la prospettiva, ancora intesa come pratica per calcolare lunghezze e distanze impossibili da misurare con un rilevamento diretto.

FOTO DAL WEB

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

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