La chiesa dei Santi Gervasio e Protasio

Firenze è la città della bellezza diffusa che può sorprendere anche chi la vive ogni giorno come me. Perché il suo patrimonio artistico, ritenuto spesso confinato tra i monumenti e i musei più frequentati dai turisti, si estende anche ai quartieri residenziali appena fuori dal centro storico. Ed ecco come una merenda tra amici si è rivelata una piacevole e inattesa scoperta.

Sabato scorso ho accettato l’invito dell’amica Sabrina che alcuni mesi fa si è trasferita a Campo di Marte (ndr per i non fiorentini siamo nella zona intorno allo stadio Artemio Franchi) e desiderava tanto mostrarci la sua nuova parrocchia.

Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio (interno)

Devo dire che non ero mai entrata nella chiesa dedicata ai Santi Gervasio e Protasio. Un edificio che, a dispetto del suo aspetto moderno, ha una storia lunghissima e particolarmente interessante, a partire dal fatto di essere intitolato ai due protomartiri protettori della città di Milano. Probabilmente, a portare il loro culto a Firenze era stato proprio Sant’Ambrogio, che un paio di anni prima della costruzione della primitiva piccolissima chiesa – allora praticamente in aperta campagna – aveva fondato insieme al vescovo Zanobi la basilica di San Lorenzo.

Le reliquie dei santi Gervasio e Protasio

Secondo la tradizione era stato San Zanobi a consacrare il nuovo luogo di culto nell’anno 395, poi riedificato in epoca longobarda e più volte rimaneggiato nel corso dei secoli. Nei documenti più antichi la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio viene menzionata a partire dal 1038, ma i ritrovamenti di alcune fondamenta nel sottosuolo ne hanno attestato la presenza in un periodo precedente all’anno Mille.

La Madonna col Bambino del XIV secolo su una parete della base dell’antico campanile inserito nella moderna muratura

All’interno della chiesa sono conservate numerose opere, tra le quali spiccano le due grandi tavole eseguite da Santi di Tito (1536 – 1603), raffiguranti la Moltiplicazione dei pani e dei pesci (1592) e il Martirio di Santo Stefano (1599), entrambe datate e firmate dal pittore, tra i maggiori protagonisti sulla scena artistica fiorentina nella seconda metà del XVI secolo.

La Moltiplicazione dei pani e dei pesci di Santi di Tito oggi ricollocata dietro l’altare della chiesa

Figlio di un tessitore di veli originario di San Sepolcro, Santi era stato prima un allievo di Bastiano da Montecarlo e aveva poi iniziato a frequentare la bottega di Agnolo Bronzino e di Baccio Bandinelli. Poco più che ventenne si era trasferito a Roma, dove aveva collaborato ad alcune importanti committenze per la corte papale e tornato a Firenze nel 1564, aveva preso parte agli allestimenti per le onoranze funebri in onore di Michelangelo. Santi era entrato nel “giro” degli artisti che facevano capo a Giorgio Vasari, allora responsabile dei numerosi progetti ordinati dalla corte medicea, ma in seguito era diventato un pittore particolarmente apprezzato per la serie di pale d’altare dipinte nelle più importanti chiese fiorentine, come La Resurrezione (1565) di Santa Croce, la Resurrezione di Lazzaro in Santa Maria Novella (1576) e l’Entrata di Cristo a Gerusalemme (1582 – 1583) oggi alla Galleria dell’Accademia. 

La Moltiplicazione dei pani e dei pesci (dettaglio delle figure in primo piano)

La prima tavola eseguita per la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, raffigura il miracolo riportato in tutti i Vangeli, che raccontano di come Gesù riuscì a sfamare oltre cinquemila uomini con cinque pani e due pesci. Pur trattandosi di un’opera tarda del maestro, il dipinto presenta ancora numerose “citazioni” michelangiolesche (come la figura maschile in primo piano a sinistra) ed è caratterizzato dai toni vibranti e accesi dei colori tipici del suo stile. Molto interessante anche la disposizione dei personaggi, divisi in due grandi gruppi, in cui vediamo Gesù seduto in cima ad un’altura circondato dai suoi discepoli, collocato in secondo piano rispetto alla folla di persone in attesa di ricevere il cibo.

Il Martirio di Santo Stefano di Santi di Tito

Meno evidenti, ma comunque riconducibili agli schemi della tradizione manierista fiorentina, sono gli elementi che caratterizzano anche la seconda tavola con il Martirio di Santo Stefano, in cui vediamo il giovane seduto a terra circondato da un gruppo di uomini pronti a lanciare le pietre contro di lui. La posa grave e solenne e il suo sguardo rivolto verso la visione del Signore, si contrappongono alla brutalità delle espressioni sui volti dei partecipanti alla lapidazione.

Martirio di Santo Stefano (dettaglio)

Tra i personaggi che assistono alla scena si riconoscono i committenti e lo stesso pittore, raffigurato nell’uomo con la barba bianca e un berretto verde.

Gli altri dipinti presenti nella chiesa

Ricostruita nelle forme attuali dall’architetto Lando Bartoli nel 1957, la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio si presenta dunque come una moderna struttura dal cuore molto antico, dove vale la pena fermarsi per ammirare le bellissime tavole di Santi di Tito e riscoprire la sua millenaria storia.

Riferimenti bibliografici: San Gervasio, una chiesa, un quartiere, ed. Mandragora, 2023

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

2 pensieri riguardo “La chiesa dei Santi Gervasio e Protasio

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