Ritorno all’Accademia

Firenze, 2 giugno 2020. Questa sono io. Sono io che ritorno nella casa del David di Michelangelo, dopo il lungo periodo di chiusura dovuto alla pandemia da Covid-19. Adesso che faccio anche la blogger, dovrei riuscire a trovare le parole giuste per descrivere questa foto, eppure non è così semplice: questa camminata resterà un ricordo indelebile nella mia memoria e ringrazio l’amica e collega Paola di you&florence.com per il prezioso scatto.

Dopo quasi 3 mesi, anche la Galleria dell’Accademia ha riaperto le sue porte al pubblico: il percorso all’interno del museo è rimasto sostanzialmente lo stesso, anche se diverse sale al momento restano chiuse, come la sezione degli strumenti musicali, le sale del primo piano e quelle della pittura del Due-Trecento. I visitatori potranno orientarsi grazie alle frecce poste sul pavimento con del nastro adesivo e mantenere la corretta distanza con le altre persone presenti in galleria grazie a “The right distance“, l’app realizzata da Opera Laboratori Fiorentini (disponibile per sistemi iOS e Android) che potrà essere scaricata gratuitamente sul proprio smartphone e avviserà l’utente quando scenderà sotto la soglia di sicurezza. Vi ricordo inoltre la diminuzione del costo del biglietto intero da 12 a 8 euro e la possibilità di prenotare telefonicamente tramite il call center di Firenze Musei (055-294883) oppure tramite la piattaforma B-Ticket (la prenotazione costa 4 euro).

Non sono consentite visite guidate fino a nuove disposizioni 😦

Il primo ambiente del museo è la Sala del Colosso, che deve il suo nome a uno dei modelli in gesso dei Dioscuri di Montecavallo – presente in galleria fino agli inizi del Novecento – e oggi ospita il modello in gesso del Ratto delle Sabine, sublime opera del Giambologna, eseguita intorno al 1580 per la Loggia dei Lanzi. Nella sala sono esposti i dipinti di grandi artisti come Filippino LippiBotticelliDomenico Ghirlandaio e Perugino, che vi introducono nel clima culturale al tempo della formazione artistica di Michelangelo. Una delle opere più importanti è la grande Pala di Vallombrosa, dipinta nell’anno 1500 da Perugino (sul bordo inferiore si legge chiaramente l’iscrizione “PETRVS PERVGINVS PINXIT A.D. MCCCCC”) raffigurante l’Assunzione della Vergine, in cui una morbida luce avvolge gli eleganti personaggi, come la sofisticata figura di San Michele Arcangelo, rappresentato nella sua raffinata armatura. Accanto a questa si trova un’altra opera completata da Perugino, la Deposizione di Cristo dalla Croce: la pala, proveniente dalla basilica della SS. Annunziata era stata iniziata nel 1504 da Filippino Lippi, di cui si riconosce il tratto più “nervoso” nella parte superiore del dipinto e che contrasta con la compostezza tipica delle figure del Perugino nel registro inferiore. Vi segnalo anche il bellissimo Cassone Adimari (1450 ca.), attribuito allo Scheggia, fratello di Masaccio, in cui si vede un corteo nuziale che si svolge per le strade di Firenze (si riconosce il Battistero!) con i personaggi che offrono un interessante spaccato sulla vita e l’abbigliamento nella città del Quattrocento. Di piccole dimensioni, ma peraltro facilmente riconoscibile, è la cosiddetta Madonna del Mare (1477 ca.) opera attribuita a Botticelli, in cui il mare, visto attraverso una finestra fa da sfondo alle figure della Vergine e del Bambino.

Ma immagino che la maggior parte di voi non verrà qua per i dipinti.

La Galleria dell’Accademia ospita il grandioso David di Michelangelo, la statua più bella e famosa scolpita per la città di Firenze nel 1504 e giunta in questo museo nel 1873.

Il “gigante” di marmo si trova nella Tribuna costruita appositamente per lui e che permette ai visitatori di osservare l’opera da diversi punti di vista. In origine il David doveva essere posto su uno dei contrafforti della cattedrale: nel Quattrocento, Agostino di Duccio e Antonio Rossellino avevano già messo mano a quel blocco di marmo dalle enormi dimensioni, ma data la pessima qualità della pietra entrambi avevano rinunciato all’impresa, ritenendola impossibile. La statua giaceva abbandonata da circa 40 anni nella bottega dell’Opera del Duomo, quando Michelangelo venne interpellato circa la possibilità di completare l’opera: si trattava di una vera e propria sfida che lo impegnò nei successivi 3 anni, lavorando da solo, con passione e tenacia. Una speciale commissione decise di sistemare il David proprio di fronte all’ingresso di Palazzo Vecchio – dove oggi si trova la sua copia – e fu così che divenne il simbolo della Repubblica Fiorentina.

Nel museo è inoltre possibile ammirare la più importante collezione di pezzi non finiti dell’artista: i Prigioni, il San Matteo e la Pietà da Palestrina. Queste poderose figure maschili nude e compresse nel blocco di marmo suggeriscono l’idea di un uomo che cerca di uscire a fatica dalla pietra e suscitarono l’ammirazione tra i contemporanei dello scultore, che ne decantarono la dinamica tensione dei corpi.

Il Prigione “Atlante”

Le statue incompiute dei Prigioni, facevano parte della decorazione per la tomba di papa Giulio II della Rovere a Roma, che per diverse ragioni non fu mai portata a termine da Michelangelo e verrà ricordata come la “tragedia della tomba”, visto che il progetto originale venne modificato per ben 5 volte nell’arco di 40 anni! Il San Matteo era invece una commissione dell’Opera del Duomo, rimasta incompiuta per la partenza dell’artista per Roma, mentre per la Pietà da Palestrina non esistono riferimenti dell’epoca ed è una delle ultime opere attribuite a Michelangelo.

Sulle pareti intorno alla Tribuna vi sono altri dipinti che risalgono al periodo della Controriforma, in cui sono ancora evidenti le influenze dello stile di Michelangelo, ma che già risentono del nuovo clima spirituale dell’epoca, caratterizzato da una maggiore sobrietà nello stile, ben evidente nelle opere del pittore Santi di Tito.

Da qui si entra nella Gipsoteca, il regno di Lorenzo Bartolini e Luigi Pampaloni, tra i più noti e ricercati scultori nell’Ottocento a Firenze.

La Gipsoteca Bartolini

In passato, questa era la corsia delle donne dell’antico spedale di San Matteo, che nel Settecento fu annesso ai locali dell’Accademia e di cui resta traccia nel piccolo affresco a mocromono verde che si vede sulla parete sinistra e attribuito al Pontormo. Oggi vi si conserva una straordinaria collezione di gessi modellati dai due artisti: statue a figura intera, busti ritratto e monumenti funebri, molti dei quali commissionati dalle ricche famiglie nobili inglesi, russe, polacche che all’epoca vivevano in Toscana ed erano protagoniste dei salotti e degli ambienti culturali dell’epoca. La visita del salone è molto interessante anche perchè sui modelli sono ancora visibili i punti neri (in genere chiodi o punte metalliche) che venivano impiegati come misure di riferimento al momento di sbozzare il blocco di marmo.

Io e Machiavelli

L’itinerario di visita è praticamente giunto alla fine: dalla sala dei gessi si passa nella sala della pittura del XIII e XIV, in cui si trovano le opere di alcuni tra i più grandi artisti di epoca medievale come Giotto, Taddeo Gaddi, Bernardo Daddi, Giovanni Da Milano e Andrea Orcagna. Di particolare interesse il grande Albero della Vita, dipinto agli inizi del Trecento da Pacino di Bonaguida, una tavola in cui sono raffigurate le Scene della Genesi sul bordo inferiore, mentre il legno della croce ha la forma di un albero, da cui partono i rami su cui si trovano, come dei frutti, ben 47 medaglioni con Scene della Vita di Cristo.

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

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