Le tante anime del convento di San Marco

Prima puntata.

C’è un luogo a Firenze che mantiene intatta la sua atmosfera, in cui convivono arte, politica e religione. Un luogo dove si respira il clima spirituale dell’ordine domenicano, dove vissero Sant’Antonino e Girolamo Savonarola. Un luogo in cui si possono ammirare le opere di grandi artisti come Michelozzo e Beato Angelico e assistere all’inarrestabile ascesa di una famiglia sul governo di una città. Questo luogo è il Museo di San Marco che nel 2019 ha festeggiato i 150 anni dalla sua fondazione.

L’antico convento di San Marco è un luogo dalle tante anime: la prima è sicuramente quella religiosa, trattandosi di un luogo della fede tra i più importanti a Firenze.

Qui visse il santo Antonino Pierozzi (1389-1459), personalità di spicco dell’ordine domenicano nel Quattrocento, canonizzato nel 1523 e molto amato dai fiorentini, che da secoli lo ricordano con benevolenza e lo identificano nell’ideale stesso di carità cristiana e misericordia. Figlio di un notaio, mostrò fin da giovane una naturale propensione verso la vita religiosa: nel 1414 prese i voti e viaggiò molto, ricevendo incarichi di prestigio a Napoli e Roma. Divenne priore del convento di San Marco proprio negli anni della sua ricostruzione, affidata all’architetto Michelozzo a partire dal 1437, con il sostegno economico di Cosimo il Vecchio dei Medici e nel 1446 fu nominato arcivescovo di Firenze. L’intensa spiritualità di Antonino si rivelò attraverso la sua cultura profonda e una fede autentica, che lo resero un personaggio autorevole – ma non autoritario – perfettamente inserito nella società umanistica del suo tempo.

Un atteggiamento totalmente diverso da quello di Girolamo Savonarola (1452-1498), giunto da Ferrara nel 1482, con l’incarico di lettore del convento di San Marco e che in pochi anni raccolse intorno a sé un numero crescente di seguaci: le sue prediche, rivolte contro i cattivi costumi, la corruzione e lo sfruttamento vennero immediatamente accolte con favore tra le fasce più povere della popolazione e in seguito tra gli oppositori dei Medici. Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico e l’esilio della famiglia nel 1494, egli esercitò una forte influenza sul governo repubblicano della città, finché la sua intransigenza e la dura opposizione alla Chiesa lo portarono ad essere scomunicato dal papa e perdere l’appoggio dei suoi sostenitori. Nel 1498 venne fatto arrestare con l’accusa di eresia e fu impiccato il 23 maggio in piazza della Signoria; il suo corpo venne poi bruciato sul rogo e le sue ceneri disperse in Arno, come a voler cancellare ogni traccia del suo passaggio a Firenze. Il giorno dopo, qualcuno ricoprì il luogo della sua esecuzione con fiori e petali di rose (una tradizione sopravvissuta fino a oggi, la cosiddetta Fiorita, che si celebra ogni anno nel giorno della sua morte) ma la città mostrò di voler dimenticare in fretta le profezie di sventura del frate.

Fra Bartolomeo, Ritratto di Girolamo Savonarola
Firenze, Museo di San Marco
Foto Wikipedia

Eppure il suo ricordo rimase vivo e il suo pensiero tramandato soprattutto all’interno del convento di San Marco da alcuni tra i suoi più fedeli ammiratori, come Fra Bartolomeo (1473-1517), un pittore pratese che aveva frequentato il convento e conosciuto di persona Savonarola nel periodo in cui ne era stato il priore. Le prediche del frate avevano avuto una forte influenza su di lui e dopo la sua morte aveva deciso di prendere i voti e tornare a vivere in San Marco nel 1501. Le sue opere riprendono i modelli proposti dai maggiori artisti dell’epoca, come Leonardo da Vinci e Michelangelo, ma sono anche caratterizzate da una intensa spiritualità, che esprime il concetto di arte al servizio della fede e della dottrina, del quale Fra Bartolomeo si fece promotore. Egli si pose a capo della cosiddetta Scuola di San Marco (che divenne una vera e propria corrente artistica) ed ebbe un ruolo fondamentale nella formazione del giovane Raffaello, che guardò con grande interesse al suo lavoro durante il soggiorno a Firenze.

Tuttavia l’anima “artistica” di San Marco si lega soprattutto all’opera straordinaria di un altro pittore, vissuto qualche decennio prima e che si pone come protagonista assoluto negli anni della costruzione di questo convento: Beato Angelico (1395-1455).

Anche lui frate domenicano, era stato un contemporaneo di Masaccio (li separava una differenza di pochi anni di età) ed era rimasto affascinato dal rigore geometrico, dalla monumentalità e l’incredibile uso del colore e della luce, visti nei dipinti del giovane artista. La carriera e la vita di Masaccio furono molto brevi (tutto si svolse nell’arco di soli 5 anni) mentre quella di Beato Angelico andò avanti per lungo tempo: egli apparteneva all’ambiente ecclesiastico e credo fosse personalmente convinto che non tutta l’arte gotica fosse da buttare. Così riuscì a compiere un’importante operazione di trasformazione, portando avanti le novità formali introdotte da Masaccio, mantenendo il valore educativo e mistico della pittura.

Chiostro di Sant’Antonino
Foto Antonio Pagani
Non resta, infine, che menzionare l’anima “laica” di questo luogo.

Come già accennato, il convento di San Marco venne completamente ristrutturato da Michelozzo, che progettò una nuova costruzione per la comunità domenicana che da Fiesole si era appena trasferita a Firenze. In questo luogo esisteva già un convento di epoca medievale abitato da monaci silvestrini, che nel 1437 vennero obbligati a trasferirsi in Oltrarno, lasciando il posto ai domenicani, non senza aver provato ad opporsi. Nella contesa tra i due ordini si inserì Cosimo il Vecchio dei Medici, appena rientrato dal suo esilio e ormai diventato il signore di fatto della città. Egli si offrì di pagare i lavori di restauro della chiesa che sorgeva accanto al convento, ma a causa delle precarie condizioni degli ambienti interni, si decise di ricostruire anche quelli, pagando la cifra di 40.000 fiorini d’oro. Un’ultima curiosità: per timore che i silvestrini potessero tornare a occupare il convento i domenicani non lo abbandonarono neppure durante i lavori e di fatto vissero dentro al cantiere con Michelozzo e i suoi operai.

Il museo di San Marco a puntate è anche sul mio canale YouTube:

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

2 pensieri riguardo “Le tante anime del convento di San Marco

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