Il cenacolo di Ognissanti

Questo cenacolo si trova nell’antico refettorio di San Salvatore in Ognissanti (anche se i fiorentini lo chiamano semplicemente Ognissanti) costruito a partire dal 1251 per l’ordine degli Umiliati, una congregazione religiosa di origine piemontese1, che raggiunse grande prestigio e ricchezza grazie alla lavorazione dei panni di lana2 (basti pensare che Giotto dipinse per loro la Maestà che oggi si trova agli Uffizi)

L’ordine venne soppresso nel 1571 e la chiesa e il convento passarono ai francescani provenienti dalla chiesa di San Salvatore al Monte che ordinarono importanti lavori di ristrutturazione, tra cui la costruzione dei due chiostri. La chiesa venne nuovamente consacrata nel 1582 e fu allora che assunse il nome sopra citato. L’ingresso al cenacolo si trova nel Chiostro Grande, decorato agli inizi del Seicento con un ciclo pittorico raffigurante le Storie di San Francesco di Jacopo Ligozzi e Giovanni da San Giovanni. Il complesso fu soppresso nel 1866 e dagli inizi del secolo scorso una parte di esso è occupata da una caserma dei carabinieri, di cui fanno parte gli ambienti intorno al Chiostro Minore, decorato nel 1602 con medaglioni con santi e beati francescani. Una curiosità: all’ingresso del chiostro si trova una lapide che ricorda l’attore Luigi del Buono (1751-1832), l’inventore della maschera di Stenterello.

Chiostro Grande di Ognissanti.
I tre pilastri in pietra forte che si vedono a sinistra appartenevano alla chiesa medievale ristrutturata nel ‘500 dai francescani.
Foto Sailko

Nel 1480 Domenico Ghirlandaio venne chiamato ad affrescare il refettorio, poco prima di partire per Roma nella “spedizione” alla Cappella Sistina, in cui avrebbe lavorato insieme a un gruppo di artisti fiorentini (tra i quali vi era Botticelli). L’Ultima Cena venne finanziata dalla ricca famiglia Vespucci, di cui facevano parte il celebre navigatore Amerigo e la bella Simonetta amata da Giuliano de’Medici: Ghirlandaio aveva già lavorato qualche anno prima al loro altare di famiglia all’interno della chiesa, in cui aveva dipinto la Deposizione e la Madonna della Misericordia (tra le opere più antiche attribuite al pittore, eseguite intorno al 1472) e nello stesso periodo in cui era impegnato nel cenacolo, gli venne commissionato anche l’affresco con il San Girolamo nello studio, opposto a quello che, sempre i Vespucci, avevano ordinato a Botticelli.

Altare della Cappella Vespucci con gli affreschi del Ghirlandaio.
Foto Sailko

Il Ghirlandaio può essere definito un “maestro di cenacoli” in quanto ne dipinse ben tre3.

prima di lavorare a quello di Ognissanti, infatti, era stato alla Badia di Passignano (1476) e al suo rientro da Roma, sarebbe stato chiamato dai padri domenicani di San Marco (1486). Facendo un confronto tra queste opere, si nota come per il cenacolo di Passignano egli si sia ispirato a quello realizzato da Andrea del Castagno in Santa Apollonia, anche se, rispetto al suo predecessore, la “scatola prospettica” in cui si svolge la scena risulta più compressa. A Ognissanti invece le pareti vengono abbattute e dietro agli apostoli appare un giardino, con la composizione che si adatta perfettamente alla forma della stanza stessa, inserita in due lunette separate da un peduccio.

Cenacolo della Badia a Passignano (1476) – Foto Wikipedia
Cenacolo di Ognissanti (1480)
Foto Wikipedia
Cenacolo di San Marco (1486)
Foto Wikipedia

I personaggi sono disposti accanto a Cristo (con Giuda come sempre seduto dalla parte opposta del tavolo), raffigurati mentre conversano ed interagiscono tra loro a coppie. Non si avverte alcuna tensione, le figure non mostrano alcun accento drammatico, ma un atteggiamento sereno rafforzato dai delicati accordi cromatici e l’attento studio della luce (le due finestre ai lati dello sfondo sono infatti vere e non solo dipinte). L’affresco è ricco di particolari, sia sulla tavola, sia nel giardino dipinto sullo sfondo. La tavola è apparecchiata e imbandita con stoviglie e pietanze come era nell’uso dell’epoca, impreziosita da una raffinata tovaglia bianca ricamata e con le frange. Le caraffe sono riempite con acqua e vino e gli apostoli mangiano pane, formaggio e prosciutto, ma si vedono anche delle ciliegie. La stessa cura per i dettagli naturalistici appare nei cespugli e negli alberi con agrumi, mele e datteri del giardino, in cui volano varie specie di uccelli: un’attenzione tipica della pittura fiamminga che l’artista aveva osservato nei primi dipinti arrivati a Firenze e forse frequentando la bottega del Verrocchio. In realtà tutti questi elementi sono simboli riferiti alla Passione e alla Resurrezione di Cristo: la palma a destra indica il martirio, il pavone è simbolo di immortalità, mentre i melograni, le rose rosse nel vaso, le ciliegie e i cardellini sono collegati alla Passione (per via del colore rosso).

Ultima cena, dettaglio

Nella sala è esposta anche la sinopia e due nicchie con affreschi seicenteschi di Giuseppe Romei (Sara al pozzo e Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia). Il portale d’ingresso e i due lavabi in pietra serena risalgono al 1480.

ORARI

Il Cenacolo di Ognissanti è aperto solo il sabato mattina dalle 9 alle 13 (chiuso tutti gli altri giorni della settimana, 1 gennaio e 25 dicembre). Ingresso libero.

Il museo è attualmente chiuso in osservanza del DPCM 8 marzo 2020.

Note:

1 L’ordine degli Umiliati era nato ad Alessandria agli inizi del Duecento e giunse a Firenze nel 1239. La loro prima sede fu la chiesa di San Donato in Polverosa (la chiesa di Novoli), poi la chiesa di Santa Lucia al Prato, per stabilirsi definitivamente in riva all’Arno al termine dei lavori del nuovo complesso alla fine del Duecento.

2 Il lavoro era parte integrante della vita della comunità e trovandosi praticamente di fronte all’Arno il complesso era un luogo ideale per la lavorazione della lana. Gli Umiliati fecero costruire la Pescaia di Santa Rosa e intorno al convento sorsero alcuni tiratoi e molte case artigiane.

3 In realtà sarebbero stati 4, ma la decorazione del cenacolo di San Donato in Polverosa, eseguita prima di quella a Ognissanti è andata perduta.

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

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