Capodanno Fiorentino

In passato i fiorentini festeggiavano l’inizio del nuovo anno il 25 marzo, festa mariana dell’Annunciazione. Questo giorno era dunque una festa civile e religiosa insieme, che dal 2000 è stata nuovamente inserita nell’elenco delle celebrazioni ufficiali del Comune di Firenze.

Il calendario fiorentino rimase in vigore dal VII secolo al 1750, anno in cui venne abolito con decreto di Francesco Stefano di Lorena e prevedeva che l’anno civile avesse inizio il 25 marzo anzichè il 1 gennaio, con la differenza di 2 mesi e 25 giorni rispetto all’uso moderno. Il capodanno fiorentino veniva così a coincidere con la festa religiosa dell’Annunziata (secondo il conto ab incarnazione). La scelta sembra fosse dovuta alla particolare devozione da sempre riservata alla Madonna e per questo si svolgeva una processione verso la basilica della SS. Annunziata, in cui era venerato un affresco dell’Annunciazione che secondo la leggenda era stato dipinto da un pittore, fatta eccezione per il volto della Vergine, che si diceva fosse stato dipinto dagli angeli. Nella piazza si teneva una fiera che serviva innanzitutto come punto di ristoro per i numerosi pellegrini con cibi e bevande, ma anche candele, fiori e oggetti ex-voto da offrire all’Annunziata.

Affresco dell’Annunciazione (ignoto toscano XIV sec.)
Basilica della SS. Annunziata, Firenze
Ph. credits La SS. Annunziata

A parte la differenza del giorno del capodanno, il calendario fiorentino era praticamente identico a quello usato nel resto d’Europa e si trattava quindi di un calendario gregoriano.

Questo sistema era stato introdotto da papa Gregorio XIII nel 1582, dopo decenni di studi e discussioni. Anni prima Leone X aveva già fatto presente l’esigenza di creare un calendario universale, per uniformare la scansione del tempo ed eliminare quelli in uso secondo le tradizioni locali e nel 1516 aveva scritto a tutti i capi di stato per sollecitare la questione. Gregorio XIII nominò una speciale commissione composta da astronomi e teologi (di cui facevano parte Luigi Lilio e Ignazio Danti) per preparare la riforma.

Perché servivano gli astronomi per riformare il calendario?

Il sistema allora in uso era il cosiddetto calendario giuliano, entrato in vigore nel 46 A.C. (ai tempi di Giulio Cesare), su consiglio dell’astronomo greco Sosigene ed era un calendario di tipo solare, basato sul valore medio dell’anno solare, della durata di 365 giorni e 1/4. La problematicità relativa al calcolo dell’anno solare era data proprio dalla presenza dei decimali, in quanto la rivoluzione del sole intorno alla Terra non è sempre uguale, ma subisce delle minime variazioni molto difficili da quantificare o conteggiare in un sistema fisso. Tuttavia oggi la durata dell’anno solare viene stimata in 365,2422 giorni.

Il calendario giuliano prevedeva perciò degli anni bisestili (1 ogni 4) per recuperare la differenza con l’anno solare, che in questo modo si riduceva a soli 11 minuti e 14 secondi, cosa che per essere stata inventata nel I secolo A.C. era di una precisione incredibile. Inizialmente questo metodo venne considerato molto valido anche dalla Chiesa, che durante il Consiglio di Nicea del 325, se ne servì per fissare le regole per il calcolo della Pasqua.

Con il passare dei secoli però, il divario tra calendario giuliano e anno solare andò ad aumentare: in pratica si era perso un giorno ogni 128 anni e nel 1582 la differenza accumulata era di ben 10 giorni! Questo in effetti creava delle grosse difficoltà per la stesura delle tavole pasquali.

Bolla papale Inter gravissimas, 1582
con la quale viene istituito
il calendario gregoriano
Ph. credits Wikipedia

Il calendario gregoriano dovette quindi modificare la durata media dell’anno: attraverso un sistema molto più preciso, la differenza con l’anno solare venne ridotta a soli 26 secondi e ciò consente di perdere un giorno ogni 3323 anni anziché 128. Per recuperare il ritardo accumulato nel 1582 si cancellarono 10 giorni, passando direttamente dal 4 al 15 ottobre.

Riferimenti bibliografici:

Luciano Artusi – Anita Valentini, Festività fiorentine, Comune di Firenze Assessorato alle Feste e Tradizioni, Firenze, 2001

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

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