In ricordo di Silvia Bonacini

Pietro Tenerani, Ritratto di Francesco Forti, 1842
Ph. credits Laura Amerighi

Da ieri il busto ritratto di Francesco Forti di Pietro Tenerani (1842) è di nuovo esposto presso la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze. Si è infatti concluso il restauro dell’opera realizzato con i fondi raccolti dal marito e gli amici di Silvia Bonacini, storica dell’arte e guida turistica prematuramente scomparsa due anni fa. In sua memoria è stato finanziato anche il restauro di un dipinto di Jacopo Ligozzi, la Giuditta e Oloferne (1602) che presto tornerà nelle sale della Galleria Palatina. Domenica 2 febbraio i colleghi guide turistiche e storici dell’arte ricorderanno Silvia offrendo per l’intera giornata visite guidate gratuite della Galleria.

Ph. credits Laura Amerighi

Alcune informazioni su Francesco Forti.

Francesco Forti (Pescia 1806-Firenze 1838) è stato un noto giurista, magistrato e giornalista letterario vissuto nel periodo del primo Risorgimento.

Era nato in una delle più importanti famiglia di Pescia (PT): il padre, anche lui giurista, era un aristocratico di provincia dalle rigide idee conservatrici, mentre la madre, dalla mente più aperta, era la sorella del celebre economista e critico letterario svizzero Simondo Sismondi1.

Francesco frequentò il Seminario di Pescia e successivamente il collegio degli Scolopi a Firenze, dove aveva potuto conoscere lo zio, figura affatto gradita al padre, per le sue idee politiche liberali.

Nel 1826 si era laureato in Diritto Criminale e Canonico all’Università di Pisa e disobbedendo al padre che lo voleva avviare alla professione di avvocato, si trasferì nuovamente a Firenze. Cominciò a frequentare il prestigioso ambiente culturale del Gabinetto Viesseux, fondato nel 1820 dal banchiere Giovan Pietro come centro scientifico-letterario2, dotato di biblioteca, in cui si potevano leggere le pubblicazioni provenienti da tutta Europa e dove ben presto iniziarono a circolare le idee delle correnti politiche risorgimentali.

Per alcuni anni, insieme a numerosi intellettuali dell’epoca, collaborò con l’Antologia, la rivista del Gabinetto, che trattava principalmente di argomenti di storia, diritto ed economia. Francesco scrisse quasi 70 articoli per il periodico, prima firmandosi con le sole iniziali F.S. e poi con il proprio nome.

Nel 1832, decise di allontanarsi dal giornalismo letterario per intraprendere la carriera di magistrato. Ottenne un incarico presso la Ruota criminale, il tribunale penale del Granducato di Toscana3 e nel 1837 passò alle cause civili del Magistrato Supremo.

Tuttavia continuò ad occuparsi della stesura di testi giuridici, che dopo la sua morte, avvenuta improvvisamente agli inizi del 1838, a soli 32 anni, furono pubblicati dall’amico Leopoldo Galeotti.

Tra le sue opere si ricordano i 2 dei 4 volumi previsti delle Istituzioni Civili, Firenze, Viesseux, 1840 (sulla storia delle istituzioni italiane) e i Trattati Inediti di Giurisprudenza, Firenze, Viesseux, 1854

Ph. credits Libreria antiquaria Gozzini, Firenze

Fu sepolto nella cappella di Villa Il Riposo, casa di campagna della famiglia Forti.

Note

1 La famiglia, di origine italiana ma di fede protestante, abitava da lungo tempo a Ginevra.

2 Furono abituali frequentatori del Gabinetto Viesseux Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Stendhal, Arthur Schopenhauer, David H. Lawrence, Emile Zola (solo per citarne alcuni). Nel 2020 si celebrano i 200 anni dalla nascita di questa prestigiosa istituzione.

3 Nel 1832 Francesco Forti venne nominato Secondo Sostituto dell’Avvocato generale fiscale.

Altre notizie sul Magazine delle Gallerie degli Uffizi:

https://www.uffizi.it/magazine/busto-pietro-forti

https://www.uffizi.it/magazine/una-donazione-e-due-importanti-opere-presto-restaurate-a-palazzo-pitti

Immagini della cerimonia del 30 gennaio 2020 alla presenza Direttore Eike Schmidt, Simonella Condemi, del restauratore Alberto Casciani, i familiari e gli amici di Silvia.

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

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