Tana Alighieri, la sorella di Dante

Uno dei periodi della vita di Dante Alighieri che desideravo maggiormente approfondire era quello della sua giovinezza. In effetti sono davvero pochi i riferimenti all’infanzia e alla famiglia del poeta, della quale abbiamo solo poche e frammentarie notizie (spesso riprese da documenti riguardanti fatti e personaggi indirettamente collegati). La mia ricerca, però, mi ha portato sulle tracce di una figura semi sconosciuta ed estremamente affascinante: Tana Alighieri, la sorella di Dante.

Immagino che adesso vi starete chiedendo: “Ma davvero Dante aveva una sorella? Beh, a dire il vero più di una, solo che rintracciare le loro esistenze è un lavoro piuttosto complicato. Le fonti, come vi dicevo, sono scarse, incomplete e talvolta perfino contraddittorie, per cui certe informazioni sono state dedotte direttamente dai versi del Sommo – peraltro con interpretazioni diverse da parte degli studiosi – portandomi a credere che in questa ricerca non ci possa affidare solamente alle evidenze storiche. Ecco perché, tra gli studi e le letture degli ultimi mesi, ho accolto pienamente le teorie e le suggestioni letterarie del Prof. Marco Santagata, che attribuiva a questa donna un ruolo tutt’altro che marginale nella vita di Dante1.

Per me è stata un’assoluta scoperta, che ho fatto in qualche modo mia scegliendo di interpretare Tana nel nascente progetto dei tour danteschi in Toscana (in collaborazione con il collega e amico Riccardo Starnotti) e che vorrei rendere tanto più attuale attraverso le pagine del mio blog. Nei prossimi articoli sarà lei stessa a raccontarvi i costumi e le curiosità di Firenze al tempo di Dante, ma trattandosi di un personaggio poco noto occorrerà innanzitutto che ne faccia una breve presentazione.

Il suo nome era Tana, anche se in casa tutti la chiamavano Trotta.

Da bambini, lei e suo fratello Dante abitavano in delle case nel Sesto di Porta San Piero, nel popolo di San Martino al Vescovo, dove rimase fino al giorno del suo matrimonio.

Chi erano i genitori di Tana e Dante? Di certo sappiamo solo che la madre di Dante si chiamava Bella (Gabriella) degli Abati – molto probabilmente figlia del giudice Durante degli Abati2 – morta intorno al 1273 (quando lui aveva 8 anni) e che suo padre era Alighiero II, figlio del “prestatore” Bellincione Alighieri, un piccolo uomo d’affari con la cattiva fama di usuraio. Poco tempo dopo la morte di Bella, Alighiero si risposò con Lapa di Chiarissimo Cialuffi, da cui ebbe un secondo figlio maschio di nome Francesco (non si conoscono con esattezza né la sua data di nascita e neppure quella del matrimonio tra Lapa e Alighiero3) e risulta già morto nel 1283.

Fin qua tutto abbastanza chiaro (a parte la mancanza di riferimenti temporali), ma quando si inizia a parlare delle sorelle di Dante la questione si fa più complessa: della prima non conosciamo neppure il nome, ma solo che si sposò con un banditore del comune chiamato Leone Poggi4, mentre la seconda era appunto la nostra Tana (diminutivo di Gaetana).

La prima cosa che sarebbe utile capire è di chi fosse la figlia: era nata dal matrimonio di Alighiero con Bella oppure da quello con Lapa5? Va detto che la maggioranza dei dantisti propende per Lapa, come risulta sia dalla consultazione delle schede su Danteonline (il sito a cura del Comitato Scientifico della Società Dantesca Italiana) o dalla voce sulla famiglia Alighieri nell’Enciclopedia Dantesca Treccani, anche se la tesi “ufficiale” è stata più volte messa in discussione. Non è questa la sede adatta per riportare tutti gli studi e le considerazioni specifiche sull’argomento (la bibliografia di riferimento peraltro vi fornisce degli spunti utili) e mi limito ad accogliere e condividere certe impressioni che ritengo molto interessanti.

Suo marito si chiamava Lapo Riccomanni e di mestiere faceva il mercante. Non apparteneva ad una famiglia ricchissima, ma comunque più agiata degli Alighieri e il padre le mise da parte una dote sostanziosa per farla sposare.

Così Tana dovette lasciare quella casa e Dante ancora ragazzino, ma continuò a stargli vicino e prendersi cura di lui come poteva.

Difficile non lasciarsi affascinare dalla visione di Tana come la “sorella maggiore”, praticamente una seconda mamma per Dante, che nel giro di pochi anni aveva perso entrambi i genitori6 e si trovava quindi a dover vivere con la matrigna; immaginiamo il fratello Francesco molto piccolo, la sorella più grande (se è davvero mai esistita) forse già sposata con il Poggi e quindi un bambino che all’epoca poteva avere 10/11 anni a chi si sarebbe maggiormente legato?

Bisogna inoltre tenere conto dell’importanza che il matrimonio di Tana ebbe per gli Alighieri, che si imparentavano con una famiglia rispettabile ed economicamente molto solida e da cui Dante ricevette aiuto e sostegno negli anni dell’esilio. Anche in questo caso non è possibile datare con certezza l’evento, ma se Tana era figlia di Bella, è possibile che nel 1275 si fosse già sposata7.

Di certo non fu sempre facile. Dante era un giovane taciturno, uno di quelli che parlavano poco e studiavano tanto. Degli affari di famiglia non si curava, perché sentiva di essere destinato a fare qualcosa di più nobile e solenne.

Iniziò a scrivere versi per la sua amata Bice, la bella fanciulla che aveva incontrato da bambina e gli aveva rapito il cuore e l’anima. Anche lei come Tana si era sposata molto giovane ed era morta pochi anni dopo.

Per mesi fu inconsolabile, finché decise di raccogliere tutti i sonetti che le aveva dedicato in un libro: lo avrebbe chiamato la Vita Nova.

Ammetto che tra i vari poemi danteschi ho sempre avuto una particolare predilezione per la Vita Nuova, l’opera in cui le liriche amorose – scritte in diversi periodi della vita del poeta – sono unite ai commenti in prosa che rievocano il suo intenso amore per Beatrice (dal loro primo incontro fino alla sua morte avvenuta nel 12908). Appartengono a questo componimento alcuni suoi celebri sonetti e canzoni, come A ciascun’alma presa e gentil core (VN III 10-12) Donne ch’avete intelletto d’amore (VN XIX ) e Tanto gentile e onesta pare, (VN XXVI 5-7) in cui Dante prima descrive il suo innamoramento secondo i canoni del “dolce stilnovo” e poi lo sublima trasformando la sua donna in una creatura salvifica e piena di luce.

Ed è proprio in uno dei capitoli della Vita Nuova che il Sommo rammenta la sorella Tana. Prima della canzone Donna pietosa e di novella etate (VN XXIII), infatti, Dante racconta di quella volta in cui era rimasto a letto malato per giorni, colto da “una dolorosa infermitade, onde io continuamente soffersi per nove dì amarissima pena9“. Forse a causa della febbre alta egli aveva avuto un incubo (in cui aveva visto la morte di Beatrice) e iniziato a delirare, facendo spaventare la “donna giovane e gentile, la quale era lungo lo mio letto“, che mettendosi a piangere aveva attirato l’attenzione di altre donne presenti nella camera. La giovane, “la quale era meco di propinquissima sanguinitade congiunta“, era stata allontanata10 e le altre donne a scuotere Dante per farlo svegliare (“elle si trassero verso me per isvegliarmi, credendo che io sognasse, e diceanmi <<Non dormire più>> e <<Non ti sconfortare>>”).

Era meco di propinquissima sanguinitade congiunta” vuole dire “che aveva con me uno stretto legame di sangue” (cioè di parentela) e potrebbe verosimilmente riferirsi ad una sorella. Questa figura compare anche nei primi versi della canzone ed è tutto ciò che abbiamo su Tana scritto direttamente dal poeta.

Donna pietosa e di novella etate,

adorna assai di gentilezze umane,

che era là ‘v’io chiamava spesso Morte,

veggendo li occhi miei pien di pietate,

e ascoltando le parole vane,

si mosse con paura a pianger forte.

Poi venne la politica, l’altra grande passione di Dante dopo Beatrice e la poesia. O forse sarebbe meglio dire la disgrazia di famiglia.

Chissà quante volte Tana mise in guardia suo fratello, ormai deciso a seguire la strada del suo maestro Brunetto Latini e del suo grande amico, Guido Cavalcanti. Era facile vivere di politica e poesia con le loro rendite, ma gli Alighieri non avevano le spalle così coperte e non erano nemmeno mai stati tanto dentro agli affari del Comune.

Ma Dante le diceva: “Stai tranquilla sorella, non può accadermi niente. In fondo ho sposato una Donati”.

Dante purtroppo si sbagliava, perché il principale responsabile della sua condanna all’esilio fu esattamente Corso Donati, cugino della moglie Gemma, che mise fine alla sua rapida e brillante carriera politica, iniziata pochi anni prima nelle fila dei Guelfi Bianchi, quando si era unito al seguito di Vieri dei Cerchi. Corso invece era il cavaliere a capo dei Guelfi Neri, che aveva radunato intorno a sé un gruppo di magnati inflessibili e spesso responsabili di violenze contro gli avversari politici, portando la città sull’orlo della guerra civile. Dante era diventato priore nell’estate del 1300 mentre Corso era stato allontanato da Firenze, ma poteva contare su alleati molto potenti, come papa Bonifacio VIII e il conte Carlo di Valois, che appoggiarono il ritorno dei Neri nel novembre del 1301. Dante era già partito per recarsi a Roma dal papa e fu condannato insieme a tutti i Bianchi che nel frattempo venivano cacciati, arrestati o uccisi.

Tana rimase sempre fedele al suo sfortunato fratello e lo aiutò anche nei difficili anni dell’esilio. Suo marito Lapo morì nel 1315 e di lei abbiamo notizie sicure fino al 1320, quando il fratello Francesco le fece da tutore per la compravendita di un terreno11. Dal loro matrimonio nacquero due figli: Galizia e Bernardo, che divenne frate francescano e visse a lungo nel convento di Santa Croce.

Note:

  1. L’importanza del ruolo di Tana era stata chiaramente espressa nelle ultime pubblicazioni del professore (scomparso nel 2020) che ho indicato in bibliografia e alle quali faccio ampiamente riferimento in questo articolo.
  2. Non essendoci nessuno con questo nome nella discendenza degli Alighieri è probabile che il bambino sia stato chiamato così in onore del nonno, che mantenne sempre stretti rapporti con Dante e i suoi fratelli, facendogli da garante per un prestito da loro contratto nel 1297.
  3. Non sapendo la data di morte di Bella non possiamo dire con esattezza quando Alighiero si sia risposato, ma in genere viene indicato il periodo tra il 1275 e il 1278, anche se in quegli anni Alighiero avrebbe potuto essere già morto.
  4. L’unico a farne menzione in realtà è Giovanni Boccaccio nelle sue “Esposizioni sopra la Comedia di Dante” in cui racconta di averne conosciuto il figlio, un tale Andrea, che pur essendo definito “uomo idioto” era persona di buoni costumi e peraltro fisicamente molto somigliante allo zio.
  5. Il matrimonio tra Bella e Alighiero dovrebbe essere avvenuto nel 1260 e quindi la nascita di Tana andrebbe collocata tra il 1260 e il 1261; se invece fosse figlia di Lapa, potrebbe essere nata intorno al 1275.
  6. Neppure sulla data di morte di Alighiero abbiamo certezza. Esiste un documento di vendita del 1283 (Dante allora aveva 18 anni) in cui egli agisce da solo per cui si pensa che il padre fosse morto, ma ci sono altri indizi che porterebbero ad anticipare di molti anni la sua scomparsa.
  7. Secondo il celebre studioso Renato Piattoli, il versamento della dote di Tana avvenne nel 1275 tramite un tutore che rappresentava i fratelli Dante e Francesco (quindi Alighiero doveva essere già morto) e ammontava alla consistente cifra di 366 fiorini d’oro. Il documento era già stato visto nel 1614 dall’erudito Francesco Segaloni, che però non ne aveva annotato la data. Il nomignolo Trotta, invece, compare più volte nei libri dei conti del marito tra il 1285 e il 1288.
  8. La tomba di Beatrice si trova nella piccola chiesa di Santa Margherita dei Cerchi, a pochi passi dalla Casa di Dante e da Palazzo Portinari-Salviati, l’elegante edificio che si affaccia su Via del Corso fatto costruire nel Cinquecento da Jacopo Salviati (genero di Lorenzo il Magnifico) sulle case dei Portinari, in cui abitarono Beatrice e il padre Folco.
  9. Da notare, anche in questo caso, la presenza del numero nove che sempre compare in relazione a Beatrice in quanto simbolo del miracolo.
  10. Marco Santagata nel suo libro “Le donne di Dante” la definisce una “donna misteriosa, un fantasma che passa velocemente senza lasciare traccia. Allontanata dalle altre donne, non ricomparirà più” (pag. 22)
  11. Nel contratto Tana e Francesco vengono detti fratelli “ex eodem patre nati” cioè nati dallo stesso padre e questo riporta al dubbio iniziale che la donna sia figlia di Bella degli Abati piuttosto che di Lapa Cialuffi.
Bibliografia di riferimento:

Dante Alighieri, La Vita Nuova, in Liberliber https://www.liberliber.it/mediateca/libri/a/alighieri/vita_nuova_edizione_newton_compton/pdf/vita_n_p.pdf

Giuseppe Indizio, Problemi di biografia dantesca, Ravenna, Longo Editore, 2014.

Marco Santagata, Le donne di Dante, Bologna, Il Mulino, 2021.

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

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