Le acqueforti di Ippogrifo

E’ un fresco pomeriggio d’autunno e io sono in Via Santo Spirito: le strade d’Oltrarno si son fatte più silenziose e in giro non c’è quasi nessuno.

Prima del Covid si veniva su questa sponda d’Arno per sfuggire alla calca dei turisti che affollavano strade e piazze e, scansati quelli che facevano la fila per il gelato al Ponte alla Carraia o il panino in Piazza Santo Spirito, alla fine riuscivi pure a trovare un dannato posto a sedere. Ora che ci siamo solo noi – lo dico da mesi – si scoprono interi condomini fantasma, dove molti appartamenti venivano affittati solo su Airbnb e adesso restano tristemente vuoti.

Eppure in questa parte di Firenze non si trovano soltanto i locali della controversa movida notturna: siamo nel quartiere delle botteghe artigiane, che oltre a far fronte alle difficoltà del momento, sentono la responsabilità e il timore di chi porta avanti un mestiere a rischio di estinzione.

Mi sono recata in uno di questi esercizi storici, l’Ippogrifo del maestro Gianni Raffaelli, che lavora insieme al figlio Duccio e la moglie Francesca e da oltre 40 anni produce stampe artistiche con l’antica tecnica dell’acquaforte.

Una parte delle stampe che si trovano in negozio

Anticamente con il nome “aqua fortis” ci si riferiva all’acido nitrico, di cui era noto il forte potere ossidante; in seguito venne chiamata acquaforte la stampa ottenuta da una matrice di metallo incisa, impiegando della soluzione acida e una pressa.

Si pensa che questa tecnica sia stata inventata dagli armaioli, che se ne servivano per la decorazione di armi e armature e successivamente venne applicata alla stampa. Tra i grandi artisti del passato che realizzarono varie incisioni si ricordano Albrecht Dürer e Rembrandt, tra gli italiani il Parmigianino e Guido Reni.

La creazione di queste stampe prevede varie fasi di lavorazione.

La prima consiste nel realizzare il disegno del soggetto che si vuole stampare e inciderlo sulla matrice di metallo: per eseguire questa operazione viene generalmente usata una lastra di rame, su cui è steso un sottile strato di cera liquida, che una volta asciutto fornisce una superficie adatta a ricalcare il bozzetto, ripreso e definito con maggior precisione grazie ad una punta metallica. Quando il disegno è pronto si procede con la morsura, cioè l’immersione della lastra in un bagno acido, che corrode il rame nei solchi incisi sulla cera e fornisce, appunto, la matrice per la stampa.

Le stampe ad acquaforte possono essere in bianco e nero oppure dipinte ad acquerello.

Il procedimento di stampa vera e propria inizia spalmando dell’inchiostro grasso sulla lastra; il colore viene poi rimosso pulendo la lastra con un panno o della carta e per eliminare ogni alone scuro (che altrimenti verrebbe trasferito sul foglio) si lucidano i contorni del disegno con la magnesia. A questo punto l’inchiostro rimasto è soltanto quello penetrato negli incavi dell’incisione e la matrice è pronta per la pressa. La carta usata per la stampa ha uno spessore di circa 3 mm; si prende un foglio inumidito, lo si appoggia sulla lastra e lo si fa passare tra due cilindri. Appena uscito dal torchio potremo vedere l’immagine impressa sulla carta che verrà lasciata ad asciugare per alcuni giorni.

Una matrice può essere utilizzata per circa 150 volte, dopodiché deve essere “riaffondata”, oppure, nel caso si voglia replicare lo stesso soggetto, ne va prodotta una nuova.

Il video che mostra la fase di stampa della matrice

Ed ecco alcune domande che ho rivolto a Duccio Raffaelli, il figlio del maestro Gianni.

Ci racconti come è nato l’Ippogrifo? «L’azienda è nata nel 1977 e inizialmente era composta da 3 soci, Volpi, Agostini e mio padre Gianni Raffaelli, che avevano in comune la passione per il teatro e le stampe antiche. Così decisero di creare lo Studio Grafico L’ippogrifo, che all’epoca si trovava in Borgo San Frediano all’angolo con Viale Ariosto e fu proprio dal suo Orlando Furioso che presero ispirazione per il nome (l’ippogrifo, infatti, viene descritto da Ludovico Ariosto nel poema, ndr).»

Qual è la vostra clientela di riferimento? «Al contrario di quanto si potrebbe pensare, non si tratta necessariamente di un settore di nicchia. Non importa essere un esperto della tecnica dell’acquaforte per apprezzare le nostre opere e quindi i nostri clienti sono innanzitutto persone che amano il buongusto e le creazioni originali. Spaziando tra molti generi, negli ultimi anni siamo riusciti ad avvicinare un pubblico più giovane e benché la maggior parte di loro sia straniera (soprattutto nord americani e australiani) ci sono anche tanti fiorentini che ci hanno “riscoperto”: alcuni ci hanno detto di non aver notato il negozio prima, altri invece tornano per fare un regalo di laurea o di compleanno.»

Quali sono le maggiori difficoltà che state affrontando in questo momento? «A dire il vero le difficoltà ci sono sempre state. Il mondo dell’artigianato locale soffre ormai da diversi anni e molte delle problematiche non sono certamente nate con la pandemia: i costi di gestione sono alti (gli affitti prima di tutto ma non è l’unica spesa), così come la pressione fiscale e nel nostro caso, la crisi del settore fieristico italiano, che di fatto ci ha imposto metodi di vendita diversi da quelli a cui eravamo abituati; di buono c’è stata l’apertura verso mercati del tutto nuovi, come la Cina, in cui questi prodotti vengono apprezzati tantissimo. Oggi sicuramente manca il turismo, che è una parte fondamentale dell’economia della città, anche se, quando si parla della grande affluenza nel periodo prima del Covid-19, vorrei ricordare che in Oltrarno arrivavano i turisti in “esubero”… erano talmente tanti dall’altra parte che non c’era più posto e un po’ di gente veniva anche di qua!»

E’ bello però vedere che un ragazzo giovane come te ha scelto di intraprendere questa strada. «Da una parte si tratta di una scommessa perché non sono rimasti in molti a fare le incisioni. Eppure ogni mattina quando faccio colazione di fronte a una delle nostre stampe penso a quanto sia bello avere in casa un oggetto interamente fatto a mano. Il motivo principale credo sia quello: la voglia e l’impegno a mantenere in vita una tradizione artistica importante».

Duccio Raffaelli di fronte all’ingresso del negozio in Via Santo Spirito

Le stampe di Ippogrifo sono tutti pezzi unici e anche se una matrice viene usata più volte, ciascun pezzo non sarà mai identico al precedente. E’ inoltre possibile realizzare queste stampe su materiali diversi dalla carta, come ad esempio i tessuti. Tra gli ultimi progetti di Ippogrifo vi è infatti la stampa sulle camicie (sia da uomo sia da donna), in collaborazione con Federico Curradi di Santo Spirito 9 e Tiziana Alemanni e la splendida casacca in pelle che ha sfilato nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio lo scorso 2 settembre in occasione del grande evento di Pitti Immagine.


La casacca in pelle che ha sfilato per Pitti Immagine Uomo il 2 settembre scorso

Come sempre faccio i miei migliori auguri a questi bravissimi artigiani fiorentini che rappresentano al meglio il cuore e l’identità della nostra città nel mondo.

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

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