Un sogno chiamato cupola

Il 7 agosto 1420 si dava inizio ai lavori di costruzione della cupola in muratura più grande del mondo. Un progetto studiato a lungo, ma su cui avrebbero scommesso in pochi. La profonda convinzione di un uomo in un ideale di bellezza puro, semplice, ragionato e il suo sogno di riportare in vita l’arte degli antichi. Racconto da anni l’impresa di Filippo Brunelleschi e ancora mi emoziono, perché poche altre storie hanno il fascino della nascita del Rinascimento a Firenze.

Foto Patrizia Messeri

Brunelleschi aveva iniziato a collaborare con l’Opera del Duomo fin dal 1404, quando al rientro dal suo primo soggiorno a Roma venne chiamato a pronunciarsi sulle dimensioni dei contrafforti del Duomo, ritenuti troppo alti. Negli anni successivi lavorò prevalentemente come orafo e scultore (a questo periodo dovrebbe risalire il Crocifisso di Santa Maria Novella) e si dedicò molto agli studi sulla prospettiva a punto di fuga unico, che ben presto furono resi noti1; risulta inoltre che egli abbia ricevuto dei pagamenti per consulenze e altre attività intorno alla fabbrica del Duomo.

Tra il 1410 e il 1413 venne eretto il tamburo, ma solo nel 1418 venne bandito il concorso per scegliere l’architetto a cui affidare la costruzione della cupola: ogni partecipante doveva fornire modelli o disegni per le impalcature, la muratura, i macchinari da impiegare durante i lavori ecc. ed il premio per il vincitore fu fissato in ben 200 fiorini d’oro.

Foto Patrizia Messeri

Come già era successo nel 1401, Brunelleschi si trovò in competizione con Lorenzo Ghiberti, ma questa volta non sarebbe stato a lui a mettersi da parte.

Sapeva che il suo progetto avrebbe suscitato scalpore e scetticismo e per convincere i membri della commissione costruì un modello fatto di mattoni e calcina, avvalendosi dell’aiuto dei suoi amici Donatello e Nanni di Banco2. Eppure l’Opera prendeva tempo e ancora nel marzo del 1420 non aveva assegnato l’incarico ufficiale; dopo molte pressioni, il 29 aprile, Brunelleschi fu nominato provveditore della cupola, affiancato da Lorenzo Ghiberti e due sostituti, Giuliano d’Arrigo detto il Pesello e Gherardo da Prato (vice di Ghiberti) che non mancò di rivolgergli aspre critiche.

La statua di Filippo Brunelleschi sotto il balcone del palazzo dei Canonici (Luigi Pampaloni, 1830)

I lavori di costruzione iniziarono quindi il 7 agosto 1420 e andarono avanti fino al 25 marzo 1436. I primi anni furono difficili e inquieti: pur essendo profondamente amareggiato dalla mancata dimostrazione di fiducia da parte dell’Opera, l’architetto decise di far emergere in ogni modo l’inadeguatezza dei suoi colleghi (soprattutto del Ghiberti) e arrivò a fingersi malato, aspettando che i consoli lo pregassero di tornare in cantiere. Egli pretese la netta spartizione dei compiti e nel 1423 venne finalmente nominato governatore capo, relegando il Ghiberti a mansioni marginali3: sembrava che non ci fossero più ostacoli per la realizzazione del suo sogno.

Foto Patrizia Messeri

Lo scetticismo prolungato nei confronti del progetto di Brunelleschi non era del tutto ingiustificato perché si trattava di un’opera dalle dimensioni imponenti: una volta terminata, sarebbe stata la più grande cupola mai esistita dopo il Pantheon a Roma e vi erano oggettive difficoltà di esecuzione. L’architetto sosteneva di riuscire a costruire la cupola senza la tradizionale armatura a centine, perché un sistema di travature appoggiate da un lato all’altro del tamburo non avrebbe mai retto il peso della struttura e nemmeno si poteva pensare a un’impalcatura da terra, visto l’altezza vertiginosa che avrebbe dovuto raggiungere. Si trattava perciò di un’impresa molto rischiosa e anche molto costosa, ma dal momento in cui assunse la piena responsabilità dell’intera fabbrica, egli sovrintese ad ogni aspetto e fase della sua attuazione, dalle forniture dei materiali, all’organizzazione interna dei turni di lavoro degli operai. Molto interessanti (e in parte ancora sconosciuti) sono i macchinari progettati da Brunelleschi per il sollevamento dei materiali sui ponteggi, come l’argano a tre velocità e la monumentale gru girevole, dei quali non esistono disegni lasciati dall’artista, ma solo le riproduzioni di altri ingegneri del Quattrocento come Bonaccorso Ghiberti4.

Il modello della cupola al Museo dell’Opera del Duomo

Qual è dunque il segreto che rende così speciale la Cupola del Duomo di Firenze?

Brunelleschi pensò ad una struttura leggera, non in muratura piena (come il tamburo sottostante) e formata da una doppia calotta, una interna e una esterna, che procedendo verso l’alto tendono ad assottigliarsi e avvicinarsi tra loro, ma restando sempre separate da una intercapedine. Ciascuna calotta è divisa in verticale da 8 vele unite da costoloni, concepite come porzioni della superficie di un cilindro e che si incurvano secondo un profilo a sesto acuto, mentre i costoloni corrispondono alla sezione di un’ellisse. Le due calotte sono collegate tra di loro da uno scheletro in muratura contenuto nell’intercapedine e costituito da 24 costoloni (compresi gli 8 d’angolo evidenziati all’esterno dal rivestimento in marmo) e 64 segmenti orizzontali che le tiene saldamente insieme attraversando lo spessore di entrambe: la gradinata che ancora oggi viene usata per salire sulla cima si trova all’interno dell’intercapedine, diramandosi in una serie di passaggi a partire dal piano del pavimento.

Per quanto riguarda la tecnica muraria, Brunelleschi introdusse per la prima volta il cosiddetto sistema della spinapesce, che consisteva nel disporre i mattoni su anelli paralleli in piano inframezzati da altre file in diagonale, assicurando una maggiore tenuta della muratura e senza ricorrere all’impiego della tradizionale armatura a centine in legno.

Foto Patrizia Messeri

Nel 1445 Brunelleschi iniziò a lavorare alle tribune morte, ossia i quattro tempietti a pianta semicircolare addossati al tamburo, ciascuno con cinque nicchie in marmo vuote e alla lanterna posta in cima alla cupola: egli morì un mese dopo l’inizio dei lavori, quando era stata edificata solo la base e venne completata da Bonaccorso Ghiberti. La lanterna ha la forma di un prisma a 8 facce con contrafforti agli angoli e finestre sui lati, in cui si trova il passaggio per arrivare alla palla dorata con la croce commissionata a Andrea del Verrocchio nel 1468.

Foto Patrizia Messeri

Note

1 Brunelleschi meditò a lungo sull’elaborazione di un nuovo metodo di applicazione della prospettiva e per dimostrare le sue tesi si servì di due esperimenti realizzati con l’ausilio di due tavolette di legno. La prima tavoletta doveva mostrare il Battistero visto dalla porta centrale del duomo e la seconda Piazza della Signoria vista dall’angolo con Via de’Calzaiuoli.

2 Dai registri dell’OPA risulta il pagamento del modello avvenuto il 29 dicembre 1419 per una cifra di 45 fiorini d’oro. Il modello rimase esposto in piazza fino al 1431.

3 Formalmente Ghiberti continuò ad affiancare Brunelleschi fino al 1433, percependo uno stipendio annuale di 3 fiorini d’oro; Brunelleschi invece si accordò per 100 fiorini d’oro all’anno e dal 1426 il suo incarico con l’OPA divenne esclusivo.

4 Questi macchinari vennero impiegati da Bonaccorso nella costruzione della lanterna, progettata dallo stesso Brunelleschi che morì un mese dopo l’inizio dei lavori.

Riferimenti bibliografici:

Elena Capretti, Brunelleschi, Firenze, Giunti 2003

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

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