Il Museo de’ Medici

Il primo museo interamente dedicato alla storia della famiglia Medici ha riaperto le sue porte ai visitatori con una rinnovata collezione di dipinti, manoscritti, oggetti personali e piccole rarità appartenute ai suoi più illustri personaggi. Il museo si trova in Via de’Servi 12, al primo piano del palazzo che fu di Sforza Almeni, fedele servitore di Cosimo I, che rimase al suo fianco per oltre 20 anni1. In onore del suo signore, egli fece apporre un grande stemma con l’arme Medici-Toledo all’angolo con via del Castellaccio, che vediamo nell’atrio d’ingresso (quello che si vede all’esterno è una copia).

Stemma Medici – Toledo nell’atrio d’ingresso

Nelle prime sale si ripercorre la lunga storia della dinastia, dalla nascita del Granducato alla Decadenza Medicea.

Attualmente vi sono esposti il ritratto di Cosimo I in armatura (di scuola del Bronzino) e quelli di Ferdinando I e Ferdinando II, entrambi con indosso la cappa di Gran Maestro dell’Ordine di Santo Stefano2. A ricordare le imprese della Marina Granducale troviamo il modellino del galeone San Giovanni, l’ammiraglia della flotta medicea costruita nei cantieri di Livorno alla fine del Cinquecento: l’imbarcazione era lunga 29 metri, dotata di 22 cannoni e poteva imbarcare fino a 90 uomini. Molto suggestivo il diorama con la battaglia di Anghiari, definita da Niccolò Capponi “il giorno che salvò il Rinascimento3.

Sala del Granducato in cui si vedono i ritratti dei Medici e il modello del galeone della flotta medicea
Diorama della Battaglia di Anghiari

La Sala Grande contiene una serie di dipinti di grande valore, a partire da un ritratto giovanile di Anna Maria Luisa de’Medici di Jan Van Douven, il pittore olandese che lavorò per lungo tempo al servizio di suo marito, l’Elettore Palatino Giovanni Guglielmo, raffigurato nel piccolo ovale di autore sconosciuto.

Ritratto di Anna Maria Luisa de’ Medici di Jan Douven e del marito Giovanni Guglielmo

Vi sono poi ben due ritratti di Marguerite Louise d’Orleans, la “strana” sposa di Cosimo III, madre di Anna Maria Luisa e cugina del Re Sole: la giovane, che era cresciuta nel lusso e nella mondanità della corte francese, si rifiutò di trascorrere tutta la vita a fianco del devoto e austero marito (non a caso conosciuto come il Principe Santo) e fece di tutto per tornare nel suo paese. Vi riuscì nel 1675, ma non smise mai di angosciare il Granduca, tormentandolo con le sue continue richieste di denaro e comportamenti ritenuti scandalosi.

Ritratto di Marguerite Louise d’Orleans di Justus Sustermans
L’altro ritratto di Marguerite Louise d’Orleans che la mostra in età più avanzata

Il primo figlio di Cosimo e Marguerite, il Gran Principe Ferdinando, fu un grande appassionato di musica e invitò a Firenze il compositore padovano Bartolomeo Cristofori (1655-1732) per lavorare sugli strumenti musicali di proprietà della famiglia granducale: fu così che venne costruito “l’arpicimbalo… che fa il piano e il forte” (l’antenato del pianoforte) di cui restano solo 3 esemplari nel mondo4.

Il pianoforte di Bartolomeo Cristofori

Sempre a Firenze si fanno risalire le origini dell’Opera: nel 1573 era nata la cosiddetta Camerata dei Bardi, composta da un gruppo di nobili che si riunivano nel palazzo del conte Giovanni Bardi in Via dei Benci per discutere in modo informale ma appassionato di musica, poesia, scienze e arti. Tra questi vi era anche Vincenzo Galilei, padre di Galieo, compositore e suonatore di viola e di liuto. Alla Camerata viene generalmente attribuita l’invenzione dell’opera in musica, ossia il melodramma, nato come stile di recitazione che traeva ispirazione dal teatro classico e in cui la musica aveva funzione di accompagnamento (perciò detto il recitar cantando)5. Giovanni de’ Bardi, pur non essendo un musicista di professione, organizzò vari spettacoli alla corte dei Medici, come gli intermezzi per La Pellegrina, la commedia messa in scena per le nozze di Ferdinando I con Cristina di Lorena, di cui si vedono alcuni bozzetti.

La Camerata fu una delle numerose accademie e associazioni letterarie fiorentine, fondate o poste sotto la tutela dei Medici a partire dal Quattrocento. Tra queste possiamo ricordare la celebre Accademia Neoplatonica, creata da Cosimo il Vecchio nella villa di Careggi nel 1459, mentre nel 1562 Cosimo I sostenne il progetto di Giorgio Vasari che portò alla creazione dell’Accademia delle Arti del Disegno, la più antica del mondo, per l’esercizio e l’adeguato insegnamento del disegno ai futuri artisti. Inoltre nel 1648 Don Lorenzo de’ Medici istituì l’Accademia Drammatica degli Infuocati, la prima compagnia di teatro di prosa in città6: qualche anno dopo un gruppo di soci decise di staccarsi e fondare una nuova compagnia nel dismesso tiratoio dell’Arte della Lana in Via della Pergola (che poi sarà trasformato nel prestigioso teatro) chiamata Accademia degli Immobili.

Ritratto di Ferdinando II di Giovanni Battista Foggini

Nella sala sono anche esposti un bellissimo busto di Ferdinando II scolpito da Giovanni Battista Foggini, un paio di ritratti di Gian Gastone e una Allegoria Medicea e Fiori, dipinta da Pier Dandini con la cornice floreale realizzata da Andrea Scacciati.

Pier Dandini e Andrea Scacciati, Allegoria Medicea e fiori, XVII-XVIII secolo

La mia sezione preferita del museo è la Sala del Costume, che oltre ai dipinti contiene degli interessanti oggetti storici legati ad alcune donne di casa Medici.

L’abito di Eleonora di Toledo spiegato durante una mia visita guidata. Foto di Rosanna Mencacci

Adoro l’abito color cremisi di Eleonora rifatto secondo il ritratto del Bronzino del 1543, che rievoca la grazia e il buon gusto della sposa spagnola di Cosimo I. Eleonora divenne un modello di eleganza a corte e fu sempre molto attenta al costume, specialmente per le occasioni ufficiali. Per i suoi vestiti cercò sempre di rispettare la tradizione locale (scegliendo colori saturi e scolli quadrati), ma amando molto i gioielli vi fece inserire delle ricche decorazioni, come le maglie in rete dorata con perline. Eleonora aveva sposato Cosimo a soli 17 anni e trascorse una vita felice accanto al marito, che le rimase fedele fino alla sua morte avvenuta nel 1562. Fu una coppia realmente innamorata (cosa abbastanza rara per l’epoca) e da cui nacquero ben 11 figli: Eleonora volle occuparsi personalmente della loro educazione e Cosimo la definì “la pavoncella con i pulcini”, che protegge i piccoli sotto le sue ali.

La Sala del Costume

Più sofferta fu la vita di Caterina de’Medici. I fiorentini la chiamavano la “duchessina” perché era la figlia di Lorenzo de’ Medici (diventato Duca di Urbino grazie a papa Leone X, che era suo zio e lo aveva posto alla guida della Repubblica Fiorentina) e della nobile francese Maddalena del Tour d’Auvergne. I suoi genitori morirono poche settimane dopo la sua nascita e lei fu cresciuta dai parenti (tra cui Maria Salviati, madre di Cosimo I) finché nel 1533, Clemente VII riuscì a darla in sposa a Enrico II di Valois. Dopo una certa diffidenza iniziale, i francesi accolsero bene Caterina, che instaurò un rapporto molto cordiale con il suocero Francesco I, che ne apprezzava l’intelligenza e la raffinata cultura: la ragazza aveva infatti molteplici interessi, dal campo umanistico a quello scientifico, sapeva parlare 4 lingue e aveva una biblioteca personale con oltre 2000 libri.

Nel 1547 divenne regina e molti fuoriusciti fiorentini si trasferirono alla sua corte e vennero assunti come funzionari: pare infatti che Caterina fosse parecchio insoddisfatta della cucina locale e introdusse usi e buone maniere fino ad allora sconosciuti ai francesi, come l’uso della forchetta e del bicchiere personale. Amò profondamente suo marito, ma lui preferì trascorrere il suo tempo con la cortigiana Diana di Poitiers e nel 1559 morì a causa di un incidente avvenuto durante un torneo. Caterina si occupò della gestione del regno insieme ai suoi figli, ma furono anni molto difficili, caratterizzati dalle guerre di religione tra cattolici e protestanti, che rendono ancora oggi il suo personaggio storicamente controverso.

Le statue di zucchero del Giambologna

Alcuni anni dopo, un’altra fiorentina salì sul trono di Francia: Maria de’ Medici era una delle figlie che Francesco I aveva avuto con Giovanna d’Austria e dopo la morte della mamma, avvenuta nel 1578, era cresciuta con le sorelle Eleonora, Anna e il fratellino Filippo. Il piccolo morì all’età di 5 anni, poco dopo seguito da Anna, mentre Eleonora si sposò con il Duca di Mantova Vincenzo Gonzaga. Quando nel 1587 se ne andò anche il padre, Maria rimase da sola e continuò a vivere a corte con lo zio Ferdinando e la sua famiglia. Egli dette alla nipote la migliore educazione e riuscì a procurale un matrimonio molto prestigioso con Enrico IV di Valois, di 20 anni più anziano di lei. Le nozze si svolsero per procura a Firenze il 5 ottobre 1600: i festeggiamenti durarono una settimana, affidati alla sapiente regia di Bernardo Buontalenti, mentre a Giambologna vennero commissionate delle piccole sculture di zucchero (come quelle che si vedono qui) per abbellire i tavoli del banchetto. Il 23 ottobre Maria partì per la sua nuova vita: dette al re ben 6 figli, ma non riuscì mai a entrare nel suo cuore e in quello dei suoi sudditi che la chiamavano “la grassa banchiera“. Enrico venne ucciso da un fanatico religioso e nel 1610 lei assunse la reggenza in nome di Luigi, che aveva solo 8 anni. Ma la donna si rivelò incapace di governare, circondata da consiglieri disonesti che la portarono ad alienarsi anche il figlio, che la costrinse all’esilio: morì a Colonia in povertà e da sola, così come aveva sempre vissuto.

Ritratto di Concino Concini, il cortigiano favorito di Maria, che insieme alla moglie Leonora fu protagonista degli intrighi alla corte di Francia

Curiosi e interessanti gli oggetti esposti nelle teche, provenienti da collezioni private. Tra questi vi sono le preziose reliquie di papa San Pio V, che nel 1569 conferì a Cosimo il titolo di Granduca di Toscana: si tratta del guanto della mano destra con il quale il pontefice benedisse le truppe della battaglia di Lepanto, poi donato a Marcantonio Colonna e una pantofola che il duca dovette baciare il giorno della sua incoronazione.

Reliquia di San Pio V
Reliquia di San Pio V

Tra i dipinti presenti in questa sala vediamo un ritratto di Cosimo III, un ritratto di Cosimo I attribuito ad Alessandro Allori e il quadro preparatorio per il dipinto su lavagna intitolato Bonifacio VIII riceve gli ambasciatori fiorentini, eseguito da Jacopo Ligozzi nel Salone dei Cinquecento. L’evento raffigurato dall’artista era legato al noto episodio della delegazione fiorentina che fece visita al pontefice in occasione del Giubileo del 1300: Bonifacio si accorse che questa era molto più numerosa delle altre e si complimentò con gli ambasciatori per l’intraprendenza dei fiorentini che vennero definiti “il quinto elemento della Terra“. Osservando attentamente l’opera però ci si accorge che c’è un errore: sullo sfondo si vedono 4 figure (quella al centro è la personificazione della Toscana), che non rappresentano i quattro elementi naturali ma i 4 continenti…solo che al tempo di Bonifacio VIII l’America non era ancora stata scoperta!

Bonifacio VIII riceve gli ambasciatori fiorentini, dipinto bozzetto di Jacopo Ligozzi, 1592.

Troviamo inoltre venti litografie su tela che raffigurano i granduchi e le rispettive consorti vissuti nel Sei-Settecento e alcune medaglie della serie settecentesca di Antonio Selvi.

Il ritratto di Cosimo I attribuito ad Alessandro Allori e la collezione di litografie.

La sala successiva è dedicata alla scienza e l’alchimia, un’altra grande passione di famiglia.

La Sala della Scienza

I Medici furono i protettori di Galileo e fondarono l’Accademia del Cimento, la prima accademia a usare il suo metodo sperimentale. Nel museo si conserva un documento originale di condanna di papa Urbano VIII, insieme a una collezione di animali imbalsamati dei Padri Scolopi di Empoli, con una serie di minerali e alambicchi impiegati negli esperimenti.

Ho trovato molto belli anche i ritratti del celebre cardinale Leopoldo, fratello del Granduca Ferdinando II e grande mecenate, della cognata Vittoria della Rovere e dello stesso Ferdinando, che nell’ottobre 1626 si ammalò di vaiolo insieme allo zio cardinale Carlo7. All’epoca egli aveva 16 anni ed era ancora sotto la tutela della madre Maria Maddalena d’Austria e della nonna Cristina di Lorena, alle quali era stato affidato il governo dello stato toscano dopo la morte di Cosimo II8. Egli assunse pieni poteri un paio di anni dopo e si trovò ad amministrare uno stato in piena crisi economica, con le casse vuote e che nel 1630 venne colpito da una grave epidemia di peste, come risulta dalla Relazione del contagio stato in Firenze di Francesco Rondinelli, un volume edito nel 1714 con il resoconto sulla diffusione della malattia e i provvedimenti presi nel corso della quarantena.

Affresco di scuola vasariana (XVI secolo)

Il percorso espositivo si conclude in due piccoli ambienti: uno usato al tempo di Sforza Almeni come cappella, con un prezioso affresco del ‘500 sul soffitto, mentre l’altro è chiamato Stanza del Tesoro perché contiene la fedele ricostruzione tridimensionale della corona granducale ed è interamente decorato da un affresco del Settecento.

Sala del Tesoro, affreschi del XVIII secolo
Note

1 Sforza Almeni ricevette da Cosimo I il palazzo (già di proprietà della famiglia Taddei) come ricompensa per i suoi servizi. Egli fu coppiere e cameriere del Duca, ma nel 1566 rivelò a Francesco la relazione segreta del padre con Eleonora degli Albizi e pagò con la vita questa sua imprudenza. Cosimo infatti lo uccise con le sue stesse mani in Palazzo Vecchio.

2 L’ordine dei Cavalieri di Santo Stefano era stato istituito da papa Pio IV nel 1562 per la difesa della Fede e della Chiesa contro i Turchi e per combattere la pirateria nel Mar Tirreno. Il primo Gran Maestro dell’Ordine fu Cosimo e il titolo venne assegnato a tutti i suoi discenti.

3 La battaglia si svolse il 29 giugno 1440. Firenze combatteva contro la Milano di Gian Galeazzo Visconti ed era alleata con Venezia e il papa. Essa fa parte delle cosiddette “Guerre di Lombardia”, una serie di scontri armati tra Venezia e Milano che si concluse con la Pace di Lodi nel 1454, che dette per alcuni decenni una certa stabilità alla situazione politica italiana. La battaglia fu resa celebre da Leonardo da Vinci che eseguì un grande affresco (andato perduto) nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

4 Un fortepiano costruito nel 1720 si trova a New York, uno del 1720 a Roma e uno del 1726 a Lipsia.

5 Uno spettacolo teatrale interamente musicato era una novità assoluta. Prima del melodramma ad esempio esistevano degli intermezzi musicali messi in scena durante gli intervalli delle commedie o delle tragedie.

6 Il simbolo della Compagnia era una bomba accesa, che si può ancora vedere sopra l’ingresso del Teatro Niccolini in via Ricasoli in cui ebbe sede.

7 Ferdinando II venne ritratto da Justus Sustermann al IX giorno di malattia e guarì alla fine di novembre 1626, come risulta dalle lettere scritte da Cristina di Lorena (sua nonna) alla figlia Caterina Medici Gonzaga (Firenze, 22 ottobre 1626, ASFi, Mediceo del Pricipato, f 6110, c.256r)

8 Il periodo di reggenza di Cristina di Lorena e di Maria Maddalena d’Austria fu un assoluto disastro: pur essendo una scelta obbligata (Ferdinando aveva solo 11 anni alla morte del padre), le due donne non rispettarono le precise disposizioni testamentarie di Cosimo II, si circondarono di funzionari incapaci e riuscirono a dilapidare in breve tempo un intero patrimonio di famiglia. Ferdinando dunque assunse la carica in piena crisi economica e finanziaria del Granducato, a cui si aggiunsero pestilenze, guerre e carestie.

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

2 pensieri riguardo “Il Museo de’ Medici

  1. congratulazione con il nuovo museo!
    il Fagoro de’ Medici esisteva davvero?
    Era figlio di Camilla Martelli o di Eleonora de Toledo (Pedriccio?)
    Quando è nato e ne è la prova?
    Grazie in anticipo per una risposta
    Prof. Jan Van Laerhoven (Belgio)

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    1. Buonasera Professore e grazie per il suo commento! Purtroppo non so darle una risposta precisa, nel senso che Fagoro resta uno dei “cold case” della famiglia Medici. Il suo nome non compare nella discendenza di famiglia anche perchè era figlio di Camilla Martelli, che subito dopo la morte di Cosimo I venne fatta rinchiudere in convento da Francesco I, che odiava a morte la matrigna. Pare comunque (da un documento seicentesco) che la sua nascita sia avvenuta nel 1570 (lo stesso anno in cui Cosimo sposa Camilla) e che il bambino sia morto intorno agli 8 anni (anche se nella medaglia viene raffigurato come adolescente). Pedricco invece era il soprannome di Piero (figlio di Eleonora e Cosimo) morto a neppure un anno di età nel 1547, da non confondere con Pietro, ultimo figlio della coppia che aveva solo 8 anni quando la madre Eleonora morì nel 1562. Un caro saluto da Firenze! E se ci sono altre domande sarò felice di rispondere 🙂

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