Il Museo de’ Medici

Il primo museo interamente dedicato alla famiglia Medici.

Storia e personaggi narrati attraverso sale tematiche e installazioni multimediali, con un ricco calendario di eventi e presentazioni.

Oggi vi accompagno alla scoperta di questo interessante percorso espositivo che fino al 24 marzo 2020 è arricchito dalla mostra “Cosimo I. Spolveri di un grande affresco”.

Il museo dei Medici si trova in Via de’Servi 12, al primo piano del palazzo che fu di Sforza Almeni, fedele servitore di Cosimo I, che rimase al suo fianco per oltre 20 anni1. In onore del suo signore, egli fece apporre un grande stemma con l’arme Medici-Toledo all’angolo con via del Castellaccio, che vediamo nell’atrio d’ingresso (quello che si vede all’esterno è una copia).

Stemma Medici-Toledo nell’atrio d’ingresso

Nelle prime due sale si ripercorre la lunga storia della dinastia, con particolare attenzione all’epoca della nascita del Granducato.

Ecco una preziosa collezione di ritratti a incisione e monete originali con la raffigurazione delle tante ville medicee e fortezze sparse nel territorio toscano. Di notevole interesse anche il grande modello con la battaglia di Anghiari, definita da Niccolò Capponi “il giorno che salvò il Rinascimento”.2

Medagliere delle ville medicee
Diorama della battaglia di Anghiari

Nella Sala Grande troviamo un grande busto ritratto di Ferdinando II di Giovanni Battista Foggini affiancato dalla galleria di pittura virtuale e un’installazione interattiva che permette di ascoltare la musica suonata al tempo dei Medici.

Pensate che il padovano Bartolomeo Cristofori (1655-1732), considerato l’inventore del fortepiano (antenato del moderno pianoforte), fu portato a Firenze dal Gran Principe Ferdinando, che gli chiese di lavorare agli strumenti musicali di proprietà della famiglia granducale. Così venne costruito “l’arpicimbalo..che fa il piano e il forte”, di cui restano solo 3 esemplari nel mondo3.

G.B.Foggini, Ritratto di Ferdinando II de’Medici

Vale inoltre la pena ricordare che sempre a Firenze nel 1573 era nata la cosiddetta Camerata dei Bardi, composta da un gruppo di nobili che si riunivano nel palazzo del conte Giovanni Bardi in Via dei Benci per discutere in modo informale ma appassionato di musica, poesia, scienze e arti. Tra questi vi era anche Vincenzo Galilei, padre di Galieo, compositore e suonatore di viola e di liuto. Alla Camerata viene generalmente attribuita l’invenzione dell’opera in musica, ossia il melodramma, nato come stile di recitazione che trae ispirazione dal teatro classico e in cui la musica ha funzione di accompagnamento (per cui viene detto recitar cantando)4. Giovanni de’ Bardi, pur non essendo un musicista di professione, organizzò vari spettacoli alla corte dei Medici, come gli intermezzi per La Pellegrina, la commedia messa in scena per le nozze di Ferdinando I con Cristina di Lorena.

La Camerata era peraltro una delle numerose accademie e associazioni letterarie fiorentine, fondate o poste sotto la tutela dei Medici a partire dal Quattrocento. Tra queste possiamo ricordare la celebre Accademia Neoplatonica, creata da Cosimo il Vecchio nella villa di Careggi nel 1459, mentre nel 1562 Cosimo I sostenne il progetto di Giorgio Vasari che portò alla creazione dell’Accademia delle Arti del Disegno, la più antica del mondo, per l’esercizio e l’adeguato insegnamento del disegno ai futuri artisti.

Nel 1648 Don Lorenzo de’ Medici istituì l’Accademia drammatica degli Infuocati, prima compagnia di teatro di prosa in città5: qualche anno dopo un gruppo di soci decise di staccarsi e fondare una nuova accademia nel dismesso tiratoio dell’Arte della Lana in Via della Pergola, che verrà poi trasformato nel prestigioso teatro. La nuova compagnia fu chiamata Accademia degli Immobili.

La sezione del museo che preferisco è la Sala del Costume, dedicata ad alcune figure femminili di spicco di casa Medici, come Eleonora di Toledo e Caterina e Maria, regine di Francia.

Visita guidata al Museo de’ Medici del 14 settembre 2019
Foto di Rosanna Mencacci

Adoro l’abito color cremisi di Eleonora rifatto secondo il ritratto del Bronzino del 1543, che rievoca la grazia e il buon gusto della sposa spagnola di Cosimo I. Eleonora divenne un modello di eleganza a corte e fu sempre molto attenta al costume, specialmente per le occasioni ufficiali. Per i suoi abiti cercò sempre di rispettare la tradizione locale (scegliendo colori saturi e scolli quadrati), ma amando molto i gioielli vi fece inserire delle ricche decorazioni, come le maglie in rete dorata con perline.

Eleonora sposò Cosimo a soli 17 anni e trascorse una vita felice accanto al marito, che le rimase fedele fino alla sua morte avvenuta nel 1562. Fu una coppia realmente innamorata (cosa abbastanza rara per l’epoca) da cui nacquero ben 11 figli e Cosimo la definì “la pavoncella con i pulcini”, che protegge i piccoli sotto le sue ali.

Più sofferta fu la vita di Caterina.

I fiorentini la chiamavano la “duchessina” perchè era figlia di Lorenzo de’ Medici, che lo zio papa Leone X aveva fatto duca di Urbino e posto alla guida della Repubblica fiorentina e della nobile francese Maddalena del Tour d’Auvergne. Ma i suoi genitori erano morti quando lei aveva solo poche settimane e la bambina era stata cresciuta dai parenti (tra cui Maria Salviati, madre di Cosimo I) finché nel 1533, Clemente VII era riuscito a darla in sposa a Enrico II di Valois. Dopo una certa diffidenza iniziale, i francesi accolsero bene Caterina e lei instaurò un rapporto molto cordiale con il suocero Francesco I, che ne apprezzava la raffinata cultura e intelligenza: la ragazza aveva infatti molteplici interessi, dal campo umanistico a quello scientifico, sapeva parlare 4 lingue e aveva una biblioteca personale con oltre 2000 libri.

Santi di Tito, ritratto di Caterina de’ Medici
Ph. credits Wikipedia

Quando nel 1547 divenne regina molti fuoriusciti fiorentini si trasferirono alla sua corte e vennero assunti come funzionari: pare infatti che Caterina fosse parecchio insoddisfatta della cucina locale e introdusse usi e buone maniere fino ad allora sconosciuti ai francesi, come l’uso della forchetta e del bicchiere personale. Fu molto innamorata del marito che però le preferì sempre la cortigiana Diana di Poitiers. Nel 1559, Enrico morì a causa di un incidente avvenuto durante un torneo e Caterina si occupò della gestione del regno insieme ai figli. Furono però anni molto difficili, caratterizzati dalle guerre di religione tra cattolici e protestanti, che rendono il suo personaggio storicamente controverso.

Nella stanza si trova anche un tavolo con la ricostruzione del banchetto organizzato per le nozze di Maria de’ Medici con Enrico IV di Valois, che si svolse per procura a Firenze il 5 ottobre 1600: Maria era una delle figlie che Francesco I aveva avuto con Giovanna d’Austria e dopo la morte della mamma, avvenuta nel 1578, era cresciuta con le sorelle Eleonora, Anna e il fratellino Filippo. Il piccolo morì all’età di 5 anni, seguito poco dopo da Anna, mentre Eleonora venne data in sposa al Duca di Mantova, Vincenzo Gonzaga. Quando nel 1587 se ne andò anche il padre, Maria era rimasta praticamente sola e continuò a vivere a corte con lo zio Ferdinando e la sua famiglia. Egli dette alla nipote la migliore educazione e riuscì a procurale un matrimonio molto prestigioso con il sovrano di Francia, di 20 anni più anziano di lei.

Ricostruzione del banchetto del matrimonio di Maria de’Medici

I festeggiamenti durarono una settimana, affidati alla sapiente regia di Bernardo Buontalenti, mentre il Giambologna aveva modellato piccole sculture di zucchero per abbellire i tavoli. Il 23 ottobre Maria partì per la sua nuova vita: darà al re ben 6 figli, ma non riuscirà mai a entrare nel suo cuore e in quello dei suoi sudditi che la chiamavano “la grassa banchiera”. Enrico venne ucciso da un fanatico religioso e nel 1610 lei assunse la reggenza in nome di Luigi, che aveva solo 8 anni. Ma la donna si rivelò incapace di governare, circondata da consiglieri disonesti che la portarono ad alienarsi anche il figlio, che la costrinse all’esilio: morì a Colonia in povertà e da sola, così come aveva sempre vissuto.

Al momento la Sala del Costume ospita la mostra, curata dall’antiquario Alberto Bruschi, “Cosimo I. Spolveri di un grande affresco”.

Fino al 24 marzo vi saranno esposte alcune interessanti opere da collezioni private e delle preziose reliquie di papa San Pio V, che nel 1569 conferì a Cosimo il titolo di Granduca di Toscana.

Sala del Costume con la mostra
“Cosimo I, Spolveri di una grande affresco”

Si tratta del guanto della mano destra con il quale il pontefice benedisse le truppe della battaglia di Lepanto, poi donato a Marcantonio Colonna e una pantofola che il duca dovette baciare il giorno della sua incoronazione.

Reliquia di papa San Pio V
Reliquia di papa San Pio V

E’ presente un ritratto di Cosimo attribuito ad Alessandro Allori e il quadro eseguito come bozzetto preparatorio da Jacopo Ligozzi per il dipinto su lavagna nel Salone dei Cinquecento intitolato Bonifacio VIII riceve gli ambasciatori fiorentini (1592). Se osservate l’opera vi accorgerete che c’è un errore: l’evento raffigurato dall’artista si era svolto alla fine del ‘200 e si raccontava che il papa, vedendosi circondato da tutti quegli ambasciatori, avesse esclamato che i fiorentini erano il quinto elemento della Terra! Il pittore inserì nello sfondo 4 figure con la personificazione della Toscana al centro, che invece di rappresentare i quattro elementi naturali sono i 4 continenti…solo che al tempo di Bonifacio VIII l’America non era ancora stata scoperta!

J.Ligozzi, “Bonifacio VIII riceve gli ambasciatori fiorentini (dipinto-bozzetto)

Molto interessanti le venti litografie su tela che raffigurano i granduchi e le rispettive consorti vissuti nel Sei-Settecento e alcune medaglie della serie settecentesca di Antonio Selvi con i ritratti di Cosimo, Eleonora, Camilla Martelli e Don Fagoro, l’ultimo misterioso figlio di Cosimo e Camilla di cui non sappiamo praticamente niente6.

Ritratto di Cosimo I di Alessandro Allori e collezione di litografie
Le medaglie di Antonio Selvi (1740)

Sono esposti anche un ricamo con il perduto affresco di Porta Romana, due manoscritti con alcuni libri a stampa e il Bando originale della fine della Repubblica fiorentina del 1530.

Un’ultima grande sala del museo è dedicata alla scienza e alchimia, altra grande passione di famiglia.

I Medici furono i protettori di Galileo e fondarono l’Accademia del Cimento, la prima accademia a usare il suo metodo sperimentale. Qui troviamo un documento originale di condanna del papa, insieme a una collezione di animali imbalsamati dei Padri Scolopi di Empoli, con una serie di minerali e alambicchi impiegati negli esperimenti.

Affresco di scuola vasariana (XVI sec.)

Da qui si accede a due piccoli ambienti: una era usata al tempo di Sforza Almeni come cappella ed ha un prezioso affresco del ‘500 soffitto, l’altra fu interamente affrescata nel ‘700 e viene chiamata Stanza del Tesoro perchè contiene la fedele ricostruzione tridimensionale della corona granducale.

Sala del Tesoro, affreschi del XVIII sec.
Note

1 Sforza Almeni ricevette da Cosimo I il palazzo (già di proprietà della famiglia Taddei) come ricompensa per i suoi servizi. Egli fu coppiere e cameriere del Duca, ma nel 1566 rivelò a Francesco la relazione che il padre voleva mantenere segreta con Eleonora degli Albizi e pagò con la vita questa imprudenza. Cosimo infatti lo uccise con le sue stesse mani in Palazzo Vecchio.

2 La battaglia si svolse il 29 giugno 1440. Firenze combatteva contro la Milano di Gian Galeazzo Visconti ed era alleata con Venezia e il papa. Essa fa parte delle cosiddette “Guerre di Lombardia”, una serie di scontri armati tra Venezia e Milano che si concluse con la Pace di Lodi nel 1454, che dette per alcuni decenni una certa stabilità alla situazione politica italiana. La battaglia fu resa celebre da Leonardo da Vinci che eseguì un grande affresco (andato perduto) nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

3 Un fortepiano costruito nel 1720 si trova a New York, uno del 1720 a Roma e uno del 1726 a Lipsia.

4 Uno spettacolo teatrale interamente musicato era una novità assoluta. Prima del melodramma ad esempio esistevano degli intermezzi musicali messi in scena durante gli intervalli delle commedie o delle tragedie.

5 Il simbolo della Compagnia era una bomba accesa, che si può ancora vedere sopra l’ingresso del Teatro Niccolini in via Ricasoli in cui ebbe sede.

6 Pare che esista un documento del 1670 che attesta la nascita di Fagoro, avvenuta nel 1570, anche se il suo nome non figura nella discendenza della famiglia. Il bambino era figlio di Camilla Martelli e sarebbe morto intorno agli 8 anni di età, anche se qua compare come un ragazzo adolescente.

Pubblicato da Elena Petrioli

Guida turistica di Firenze

2 pensieri riguardo “Il Museo de’ Medici

  1. congratulazione con il nuovo museo!
    il Fagoro de’ Medici esisteva davvero?
    Era figlio di Camilla Martelli o di Eleonora de Toledo (Pedriccio?)
    Quando è nato e ne è la prova?
    Grazie in anticipo per una risposta
    Prof. Jan Van Laerhoven (Belgio)

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    1. Buonasera Professore e grazie per il suo commento! Purtroppo non so darle una risposta precisa, nel senso che Fagoro resta uno dei “cold case” della famiglia Medici. Il suo nome non compare nella discendenza di famiglia anche perchè era figlio di Camilla Martelli, che subito dopo la morte di Cosimo I venne fatta rinchiudere in convento da Francesco I, che odiava a morte la matrigna. Pare comunque (da un documento seicentesco) che la sua nascita sia avvenuta nel 1570 (lo stesso anno in cui Cosimo sposa Camilla) e che il bambino sia morto intorno agli 8 anni (anche se nella medaglia viene raffigurato come adolescente). Pedricco invece era il soprannome di Piero (figlio di Eleonora e Cosimo) morto a neppure un anno di età nel 1547, da non confondere con Pietro, ultimo figlio della coppia che aveva solo 8 anni quando la madre Eleonora morì nel 1562. Un caro saluto da Firenze! E se ci sono altre domande sarò felice di rispondere 🙂

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